Paolo Carraro Band
Newborn [EP]

2018, Autoprodotto
Instrumental Progressive Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 23/03/18

Realizzare un disco rock esclusivamente strumentale pone sempre numerosi interrogativi: l'esercizio di stile fine a se stesso, la difficile intelligibilità e un pericoloso effetto naftalina rappresentano di solito le accuse mosse a un tipo di proposta fondamentalmente non per tutti i gusti. Ciò nonostante i musicisti nostrani della Paolo Carraro Band circumnavigano l'avverso Capo di Buona Speranza del tedio e del tecnicismo sdegnoso confezionando un EP sine voce che si regge su una classica base progressive capace di ospitare flessibili partiture ricche di elementi eterogenei. Dopo il mini "You'd Better Run" (2013), accolto da un buon feedback di critica e pubblico, la formazione vicentina, guidata dalla chitarra del virtuoso leader e autore Paolo Carraro, gioca le carte della melodia e dei cambi di tempo, mettendo da parte le influenze heavy metal e Dream Theater  oriented del debutto per inserirsi nella cornice prog degli anni '70, tra King Crimson, Rush e Area: una complessità che lascia spazio a momenti nei quali la parola d'ordine risulta essere quella di limare le asprezze attraverso la variazione e la ricerca di una comunicazione rotonda e armonica.
 
 
E "Newborn" non poteva che iniziare con il pianto di un bambino in un'audace "Introduction 1257" in grado di partire con una distensiva polla AOR, mutare ritmo nella parte centrale affidandosi agli intervalli dispari e tornare senza strappi alle carezze vellutate del principio. Si rivestono elegantemente di soste jazz e spoken word le accelerazioni frippiane dell'articolata "Expetions", mentre "Prog'N'Roll" racchiude nel titolo la propria singolarità: irresistibile la mescolanza dei due generi a cui fanno da ciliegina sulla torta un incalzante approccio funky e una diffusa atmosfera da jam session sperimentale. Se "Blue Jay River" adombra una leggera vena psichedelica in un tessuto ancora una volta ibrido, opimo di marce basse e improvvise impennate, la conclusiva "Beck In Town", pur conservando un canone vicino ai dettami della fusion, sfoggia muscoli power blues al limite dell'hard granitico dei Deep Purple prima maniera.
 
 
Meglio prodotto e arrangiato rispetto alla precedente prova in studio e con una menzione di merito per l'artwork massonico opera di Chiara Tosatto, "Newborn" costituisce un nuovo avvio per il gruppo del Belpaese: il combo raccoglie il guanto di sfida della divulgazione di qualità, con l'intento di rendere appetibile una materia apparentemente ostica da digerire e forse più adatta a un contesto internazionale, tuttavia maneggiata con cura e senso della misura. Un viaggio nei territori dell'inclassificabile.




01. Introduction 1257
02. Expetions
03. Prog'N'Roll
04. Blue Jay River
05. Beck In Town

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