Belphegor
Necrodaemon Terrorsathan [Reissue]

2020, Nuclear Blast
Blackened Death Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 04/11/20

Dopo un paio di album utili soprattutto ad aggiustare il tiro, eppure vivissimi nel cuore di tutti i loro estimatori per un'atmosfera così spietatamente blasfema da sfiorare, a tratti, una pericolosa stravaganza, i Belphegor nel 2000 incisero uno dei migliori album della carriera, eguagliato soltanto dal successivo "Lucifer Incestus" (2003). Se, dunque, i ruspanti "The Last Supper" (1995) e "Blutsabbath" (1997) mostravano varie pecche, come, a esempio, un impiego a dir poco amatoriale della lingua inglese, "Necrodaemon Terrorsathan" modellò in maniera pressoché definitiva lo stile della band, da vent'anni a questa parte rimasto praticamente immutato. La furia primigenia del black metal old school intersecato a un death tecnico ed elaborato, testi colmi di violenza, satanismo, pornografia e turpitudini assortite, una produzione bombastica ed effettata: un perfezionamento globale che, oltre a portare a maturazione aspetti già presenti nei precedenti lavori, lanciò gli austriaci all'assalto del mercato internazionale dell'estremo, da cui otterranno grandi soddisfazioni in termini di vendita e visibilità.

La ristampa da parte di Nuclear Blast di questo caposaldo discografico del gruppo guidato dall'inossidabile Helmuth, in origine edito dalla label tedesca Last Episode, permette di gustarne appieno il songwriting, a primo acchito caotico e dispersivo, a un'analisi attenta sapientemente articolato. Ed è la title track, ri-registrata per l'occasione, a dettare i parametri stilistici dell'opus: fraseggi rutilanti e affilati, tempeste implacabili di blast beat, melodie cupe à la Dark Funeral, passaggi epico/marziali di ispirazione Marduk, un clima generale intriso di bestemmie e atrocità gore di certo non adatte a stomaci delicati e cuori deboli. 


Il resto del lotto prosegue sulla medesima falsariga dell'opener, un bombardamento perenne che, fatto salvo l'outro semi-strumentale "Analjesus", da "Diabolical Possession" a "Cremation Of Holiness" sciorina un esaustivo campionario di nefandezze e brutalità, arricchito da granate heavy/thrash e degno del più infernale dei grand guignol. Una sagra degli eccessi, continuamente sul filo della parodia involontaria e al tempo ancora governata con sufficiente autorità, benché da lì a venire il livello delle liriche, mai in verità da premio Nobel, conoscerà una forte involuzione qualitativa.

In ogni caso, "Necrodaemon Terrorsathan" rappresenta al massimo grado la caratteristica principale dei salisburghesi, ovvero quella di saper coniugare costrutti musicali diversi in un amalgama feroce, orecchiabile, sacrilego. Tra l'adorazione incondizionata dei proseliti, i dubbi dei perplessi e l'odio dei detrattori, vincono i Belphegor, sempre e comunque.




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