Radio Haze
Mountains

2018, Slash Zero Records
Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 21/06/18

Dalla pubblicazione di "Rated R" (2000) dei Queens Of The Stone Age, una flotta crescente di band amanti di un sound d'antan, radicato nell'imitatio consapevole degli anni '70, si è scaraventato nelle regioni desertiche dell'amplificazione valvolare con una foga simile a quella delle popolazioni barbariche che premevano ai confini dell'Impero Romano. I tedeschi Radio Haze, forse per sicumera o forse per spirito goliardico, si spingono addirittura oltre, etichettando la propria proposta quale Haze Rock: un mosaico rotondo e orecchiabile di hard, psichedelia e Arctic Monkeys prima maniera, più vicino a una sorta di power pop innervato da ologrammi fuzzy che a un gigantesco catamarano sabbioso. Giunti al quarto album, i nostri dunque non deviano eccessivamente da una formula oramai consolidata: certo non mancano elementi di novità, dagli accenni sudisti e dixoniani inglobati nell'ordito a testi maggiormente riflessivi, dall'approccio funky di alcuni brani alla produzione secca e nitida, ma nel complesso "Mountains", titolo che richiama gli ostacoli e i problemi personali superati dal terzetto di Abensberg durante l'ultimo periodo, mostra un appeal commerciale che dello stoner possiede soltanto la grezza superficie.

 
Si scorgono le paludi della Louisiana in "Have Mercy No One", pezzo in cui la chitarra di Phil Janoskoe richiama, in versione disossata, le gonfie plettrate dello Zakk Wylde dei Black Label Society e l'enfatico basso simil-giamaicano di "Hubi" Hofmann quasi ruba la scena agli altri strumenti; nel frattempo la coppia costituita da "Paranoise" e "Silhouette" abbina un polveroso blues di frontiera a un'ipervitaminica e brillante sezione ritmica, come se il motore dei Kyuss fosse alimentato da succhi di arancio e ribes. "From Birth To Cemetery" e "Consumed By Fire" procedono snelle e easy listening, surfando su effervescenti creste brit, mentre il boogie cremoso di "The Weight Of Love" e la ballad zeppeliniana "Lay My Hopes Across The Sea" conducono il platter a ritroso nel tempo, quando i colori delle emozioni si tingevano a volte di un rossore violaceo, a volte di una grigia patina di nostalgia. I marosi psych di "Chasing Of Gaslights" e i nove minuti dell'eterea "Into The Either", con tanto di sax e tamburi a corredo, sembrano idonee ad accompagnare l'ascoltatore in rilassanti viaggi al termine della notte: tuttavia tocca all'avanzare fumoso di "Mountains" concludere il lotto, tra reminiscenze southern e carezze melodiche Nickelback oriented.

 
Scalare le pareti di "Mountains" non appare un esercizio granché faticoso. I Radio Haze, novelli sherpa dal carico leggero, battono sentieri conosciuti, limando le trappole e le asprezze del terreno attraverso la costruzione di un tappeto vintage sì comodo e avvolgente, però a tratti viscoso e dai numerosi rammendi: quando troppo ossigeno si incunea nelle atmosfere rarefatte delle grandi vette.





01. Have Mercy On Me
02. Paranoise
03. Silhouette
04. From Birth To Cemetery
05. The Weight Of Love
06. Consumed By The Fire
07. Lay My Hopes Across The Sea
08. Chasing Gaslights
09. Into The Ether
10. Mountain

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