Morcheeba
Head Up High

2013, PIAS
Pop

Recensione di Nicoḷ Rizzo - Pubblicata in data: 18/11/13

Vi propongo un esperimento: prendete qualsiasi mezzo, andate in centro città e rivolgete a un po' di persone che vi capitano davanti la seguente domanda: “Chi sono i Morcheeba?”. Probabilmente molti vi diranno “Mi spiace, non ho soldi”, altri vi diranno di essere fortemente cattolici e altri tenteranno di evitarvi come la peste, ma solo una piccolissima percentuale degli intervistati vi darà la risposta corretta. Ma se alle stesse persone aveste fatto sentire i primi secondi di “Rome Wasn't Built In A Day”, state pur certi che i loro occhi si sarebbero illuminati, la loro bocca si sarebbe aperta dallo stupore e vi avrebbero detto “Ah sì, è quella della pubblicità!”.


Ora, sinceramente io non ricordo in quale pubblicità fosse (probabilmente ben più di una), ma “Rome Wasn't Built In A Day” è una di quelle canzoni che chiunque, almeno una volta nell'arco della sua vita, ha ospitato per un po' nel suo padiglione auricolare. E' uno di quei pezzi che già ad un primo ascolto ti rimane in testa, qualcosa che sa di novità ma che al tempo stesso ti dà quella sensazione rassicurante di “già sentito”, che si prova solo in presenza di melodie veramente azzeccate (o di plagi, ma non è questo il caso). Quando fai un pezzo del genere, la carriera è tutt'altro che in discesa, perché dopo essere arrivati sulla cresta dell'onda è difficile mantenere il controllo della tavola per tanto tempo, mentre al contrario c'è un'alta possibilità di cadere e di venire trascinati in un vortice d'oblio. Per fortuna, questo non è il caso dei Morcheeba (letteralmente “la via della cannabis”), che dopo il successo interplanetario di “Fragments of Freedom” sono riusciti a mantenersi all'altezza sfornando altri quattro album più che dignitosi, più apprezzabili per alcuni singoli brllanti (“Otherwise” per dirne una) che come album nell'insieme. A distanza di tre anni da “Blood Like Lemonade”, Skye e soci tornano con “Head Up High”, l'ottavo album della loro fruttuosa carriera. Già dall'ascolto del primo pezzo, si capisce che i Morcheeba non hanno affatto perso colpi: “Gimme Your Love” (che è anche il primo singolo estratto dal disco) sa attirare l'attenzione, che con dei bassi potenti e una melodia incalzante aprono la strada alla bellissima voce di Skye, che ci trascina in un ritornello che non può non rimanere incollato in testa. Ed questo è solo l'apertura di un disco che non si vergogna di essere una vera e propria carrellata di possibili tormentoni, in cui ogni pezzo potrebbe assumere la dignità di singolo, passando dalla carica di “Face of Danger” alla più cupa e malinconica “Call It Love”. Salvo piccolissime variazioni, lo stile è sostanzialmente quello che abbiamo imparato ad amare grazie a “Fragments of Time”, con pop di qualità sostenuto da una solida base elettronica che non rinnega elementi trip-hop nella bellissima “Make Believer”. Insomma, rimanere sullo stesso tono per tredici anni senza annoiare: tutti dovrebbero imparare dai Morcheeba.

 

“Head Up High” è un disco che si lascia ascoltare piacevolmente, in cui ogni pezzo ha pieno diritto di essere inserito in un ipotetico “best of”, raggiungendo l'obbiettivo di un album che, a differenza dei precedenti, risulta apprezzabile nell'insieme, e non solo per alcuni frammenti importanti. Al tempo stesso però, la mancanza di un pezzo forte che sovrasti tutti gli altri è, paradossalmente, il difetto principale del disco. Difetto che ci lascia con il timore che, forse, le lucciole più luminose si siano ormai spente nella notte. In attesa delle loro prossime mosse, aspettiamoci di riconoscere qualche estratto da “Head Up High” in uno spot televisivo.





01. Gimme Your Love
02. Face Of Danger
03. Call It Love
04. Under The ice
05. I'll Fall Apart
06. Make Believer
07. Release Me Now
08. To Be
09. Hypnotized
10. To The Grave
11. Do You Good
12. Finally Found You

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