Memoriam
Requiem For Mankind

2019, Nuclear Blast
Death Metal

Con il terzo album in altrettanti anni, mettono definitivamente le cose in chiaro e ribadiscono le proprie intenzioni: scatenare l'Inferno sulla Terra. O, al limite, durante i propri show.
Recensione di Federico Falcone - Pubblicata in data: 28/06/19

Se c'è una qualità che ai Memoriam non manca è quella di essere dannatamente diretti. Come un pugno in un occhio o una battuta di Jimmy Fallon. Ma, a differenza del comico a stelle e strisce, Karl Willetts e soci non hanno molta voglia di scherzare o far ridere i propri fan, anzi, con il terzo album in altrettanti anni mettono definitivamente le cose in chiaro e ribadiscono le proprie intenzioni: scatenare l'inferno sulla terra. O, al limite, durante i propri show.


Per l'ex frontman dei mai troppo amati ma, purtroppo, compianti Bolt Thrower, questa band è più di una semplice scommessa, bensì una realtà che mira a consolidarsi col passare degli anni e che punta a restare a lungo sulle scene. Coadiuvato da Frank Healy al basso (Benediction), dal chitarrista Scott Fairfax (Benediction) e dal batterista Andrew Whale (Bolt Thrower), Willetts non poteva che dar vita a una creatura che, in qualche maniera - fin troppo esplicita, a dire il vero - ripercorresse le orme dei Thrower. "Requiem For Mankind", questo il titolo del nuovo lavoro dei Memoriam, prodotto da Russ Russel (At The Gates, Dimmu Borgir, Napalm Death) presso i Parlor Studios, si compone di dieci trace di puro e incontaminato old school death metal. Una ricetta facile facile, quindi. L'apertura del disco è affidata a "Shell Shock" e "Undefeated", classiche mazzate in stile britannico che fanno dell'aggressività della voce di Willetts, della potenza distruttiva della sezione ritmica e dell'abrasività dei riff di chitarra il marchio di fabbrica dei quattro musicisti. Fin dal primo ascolto sono evidentissimi i richiami alle band nelle quali i componenti dei Memoriam hanno militato. Influenze che si manifestano durante tutto il prosieguo della tracklist, ostinatamente e volutamente monocorde del suo incedere. I mid tempo di "In The Midst Of Desolation" sono un'autentica mazzata, e le atmosphere della title track sono l'emblema del sound che la band vuol far ruggire dai propri amplificatori.

Un disco maturo e di personalità, probabilmente un passo avanti rispetto ai due predecessori che, invece, peccavano di un songwriting piuttosto scontato e prevedibile. In attesa di vederli dal vivo in Italia, godiamoci questo album, però. Non un inno all'originalità ma sicuramente un disco che gli amanti del genere troveranno di loro gusto.



01. Shell Schock
02. Undefeated
03. Never The Victim
04. Austerity Kills
05. In The Midst Of Desolation
06. Refuse To Be Led
07. The Veteran
08. Requiem For Mankind
09. Fixed Bayonets
10. Interment

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