Arcane Roots
Melancholia Hymns

2017, Easy Life Records
Alternative Rock

Un ampio bacino di influenze unite a tecinca e arrangiamenti di primo livello: "Melancholia Hymns" supera le più rosee aspettative.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 19/09/17

Negli ultimi anni si è provato spesso a cercare band di ultimissima generazione in grado di dare uno scossone al panorama rock mainstream, unendo alla capacità di smuovere un grande pubblico anche grandi abilità dal punto di vista prettamente musicale. Tra gli artisti emergenti meritevoli di attenzione che lottano per ritagliarsi un proprio spazio nel panorama internazionale posso essere annoverati gli Arcane Roots. Il trio inglese, nato ormai da dieci anni, dopo la pubblicazione del primo album "Blood & Chemistry", si è reso noto al grande pubblico accompagnando in tour i Muse e scolpendo un ottimo ricordo nella mente di una buona fetta di pubblico. Quattro anni dopo l'esordio, con una new entry alla batteria, la band è tornata in studio, con il preciso intento di allargare i propri limiti e superare il comunque ottimo esordio.

 

Iniziamo subito col dire che con "Melancholia Hymns" gli Arcane Roots hanno superato le più rosee aspettative. Già con il precedente album la band aveva proposto un'interessante alternative rock con influenze math e a tratti hardcore, ma in questo caso i confini di genere vengono espansi, inglobando elementi da panorami completamente diversi. Uno dei maggior pregi del lavoro è la capacità, a fronte di un così ampio bacino di influenze, di creare un disco fortemente solido e omogeneo, in cui è possibile ritrovare in tutti i brani la stessa atmosfera cupa di sottofondo, anche se coadiuvata da parti oniriche in alcune casi e da esplosioni di pura violenza in altre tracce. A questo proposito, oltre che sulla buonissima tecnica di ognuno dei musicisti, è necessario soffermarsi sul songwriting: tutti i brani, senza alcuna eccezione, scorrono senza un secondo di noia o pausa, pur senza rispettare spesso la classica forma strofa-ritornello. I pezzi sono infatti una continua sorpresa, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che dai suoni utilizzati. Si passa in questo modo da un massiccio utilizzo di synth e strumenti elettronici, a parti in cui sono i ritmi forsennati di batteria e chitarra a prendere il sopravvento, sottolineati anche dai potenti scream di Andrew Groves, che, oltre ad una notevole tecnica chitarrista, è in grado di farsi notare anche per la varietà nell'esecuzione vocale.

 

Gli Arcane Roots riescono a sorprendere fin dalla prima traccia: "Before Me" è infatti un brano etereo e di chiaro stampo post rock, in cui i vocalizzi di Groves si ergono sulla tastiere, prima del sognante ingresso della chitarra. Sembra quasi di essere stati catapultati in una dimensione parallela, ma "Matter" rappresenta un brusco risveglio. Dopo l'intro melodica è infatti una vera e propria tempesta strumentale quella che si abbatte sulle orecchie dell'ascoltatore, nella quale si fa strada l'intricato riff, fino a giungere ai sofferti scream sul finale del brano. Dopo un breve intermezzo con cui si conclude il pezzo, gli Arcane Roots dilagano con "Indigo" e dimostrano di essere davvero in grado di maneggiare con maestria diversi generi al fine di creare musica di alto livello. Il pezzo infatti è una dolce progressione in cui strumenti elettrici ed elettronici si fondono per dare vita ad atmosfere ancora una volta dai tratti post rock, ma con l'aggiunta di elementi pop. Degno di nota è il build-up a partire da metà brano, che conduce alla calma conclusione. Un aggiunta nella successiva "Off The Floor" sono gli strumenti acustici, che si trasformano ben presto in un ritmo con forti influenze mathcore, ispirato a diversi brani di "Blood & Chemistry". La parte centrale del disco mette nuovamente in evidenzia la maestria della band a lavorare con gli opposti, in particolar modo nella perla "Arp", che viene costruita su un synth sinuoso fino ad esplodere in un riff incisivo. Tra i brani più selvaggi del lotto si annovera invece "Everything (All At Once)", che fin dall'intro con il basso martellante lascia presagire i ruggiti finali in cui metal e hardcore si scontrano con violenza. A concludere il lavoro è invece "Half The World", che riassume tutti gli elementi del disco con un tocco di epicità.

 

Attesi al varco da pubblico e critica gli Arcane Roots hanno fatto pienamente centro: "Melancholia Hymns" è un album quasi esente da difetti, in cui tutti gli elementi proposti concorrono alla buona riuscita dei brani. Un plauso va anche alla ottima produzione in grado di esaltare le diverse sfumature sonore. Forse è ancora presto per dire se gli Arcane Roots saranno in grado di risollevare le sorti del rock, ma si può affermare che dopo un lavoro del genere le ambizioni della band sono ben definite. Per gli scettici, il trio sarà in concerto a Milano il 30 settembre, in un'atmosfera che sembra sarà perfetta per scatenare la propria energia selvaggia.





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