John Frusciante
Maya

2020, Timesig
Elettronica, Dance

Il rientro nei Red Hot Chili Peppers non ferma la vena elettronica dell’estroso John Frusciante
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 27/10/20

Articolo a cura di Luca Golfrè Andreasi

 

Nel corso della sua lunga e poliedrica carriera, John Frusciante non ha mai fatto mistero della sua fascinazione per la musica elettronica, una passione sviluppata all'inizio del millennio grazie all'interesse per New Wave e Synth Pop, e implementata analogamente nelle sue composizioni prima come elemento accessorio negli arrangiamenti e poi approfondita come genere a sé stante. Ne sono un esempio lampante alcuni momenti del celebrato "Shadows Collide With People" e l'intero album "A Sphere In The Heart Of Silence", pubblicati nel 2004. Dopo la sua seconda dipartita dai Red Hot Chili Peppers nel 2009, Frusciante si è dedicato esclusivamente alla produzione di musica elettronica e techno, oltre a realizzare le basi per il duo rap losangelino Black Knights. Insomma, negli ultimi 10 anni John Frusciante è giunto a un ripudio "filosofico" del concetto di musica mainstream e, per sua stessa ammissione, ha perso totalmente interesse nella composizione da un punto di vista chitarristico in senso tradizionale.

 

Con il nuovo album "Maya", Frusciante torna a firmare un disco solista a distanza di 6 anni da "Enclosure". A discapito delle speranze di molti fan, rientrare nei Red Hot Chili Peppers (nuovamente) per John Frusciante non significa abbandonare la strada della techno: "Maya" infatti è un album di musica elettronica strumentale, influenzato nello specifico da Hardcore, Jungle e Breakbeat di scuola britannica anni '90. Come dichiarato da Frusciante, l'album è dedicato al suo gatto (Maya, per l'appunto), scomparso dopo 15 anni di fedele compagnia e, proprio per questo attaccamento personale, l'artista originario del Queens ha scelto di pubblicarlo a proprio nome e non sotto il moniker Trickfinger, che dal 2014 identificava le sue pubblicazioni di musica elettronica. In secondo luogo, questo album finalmente mostra personalità e possiede una sua estetica, elementi raramente presenti finora nelle pubblicazioni techno di Frusciante. La opening track di "Maya", "Brand-E" (peraltro accompagnata da un inedito videoclip che contribuisce a creare l'estetica sci-fi del disco) è uno dei migliori brani rilasciati da Frusciante negli ultimi 10 anni: una suite techno accompagnata da linee melodiche di synth immediatamente riconoscibili (e identificabili con lo stile di Frusciante) e un beat complesso che non risulta invasivo e anzi, dà spinta al brano rendendolo godibile e memorabile. Il resto dell'album però è molto più ermetico e difficile da decifrare: drum machine frenetiche e caotiche caratterizzate da glitch distorti e breakbeat impazziti, synth dissonanti e a tratti aritmici, filtri e modulazioni che rendono l'ascolto difficile, seppure siano proprio questi elementi, talvolta, a dare forza ed espressività ad alcune sezioni di brani come "Usbrup Pensul", "Amethblowl" e "Blind Aim", che inoltre introduce elementi drum&bass e sample vocali dai sorprendenti sapori delta blues. Si possono trovare altri momenti positivi nell'energica "Flying" grazie ad un riff ossessivo su due note che riesce a spingere in avanti la canzone fino al finale techno ed etereo, e in "Pleasure Explanation" grazie al groove cadenzato e martellante e agli arpeggi cupi e rarefatti, caratteristiche condivise anche dall'ipnotica "Reach Out".

 

"Maya" non è un album per tutti: non fa della semplicità e dell'immediatezza dei punti di forza. Quando però i ritmi rallentano e le linee melodiche di synth si fanno più morbide e intelligibili, l'album riesce a svelare la cura in alcuni suoni e in aspetti della produzione regalando momenti sinceramente godibili. Chiaramente questo album non è "The Empyrean" e sarebbe anche sbagliato pretenderlo; è però chiaro che questo sia il progetto elettronico/dance/techno più riuscito, coeso e concreto di John Frusciante.





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