Mastodon
Once More 'Round the Sun

2014, Reprise Records
Rock

Non sono più i Mastodon di "Leviathan"? E allora, che problema c'è?
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 23/06/14

Assuefatti ormai al piattume imperante della maggior parte delle uscite odierne, si fa sempre più fatica a cogliere le giuste vibrazioni di quando si incontra un disco per cui valga la pena spendere più tempo del solito. Per i Mastodon dovrebbe bastare solo il nome a decretare un supplemento di attenzione, ma qualora questo non avvenga, il rischio di bollare questo nuovo “Once More 'Round the Sun” come mero riempitivo nella carriera degli americani sarebbe altissimo. Grave errore.

I nostri non ci hanno aiutato, dandoci in pasto delle anticipazioni che potevano prefigurare un “The Hunter Vol II”, non una tragedia vista la longevità del lavoro del 2011, ma una mancanza di novità che non ci si aspetta da una band così attenta a cambiare album dopo album. Non sono mancate poi dichiarazioni sibilline (dove non solo si faceva riferimento agli stilemi di “The Hunter”, ma addiruttura del debutto “Remission”) a completare un quadro che, alla luce dei fatti e tracce alla mano, prefigura fortunatamente uno scenario tutto nuovo, ancora una volta. Certo, “Once More 'Round the Sun” è cugino di “The Hunter”, o meglio figlio della voglia dei Mastodon di prendersi meno sul serio, di mollare un po’ il piede dal gas nel dosare l’aggressività e la complessità delle strutture in favore di tracce più snelle, potremmo dire frizzanti, in cui si è posta meno attenzione alle divagazioni strumentali e alla prepotenza tecnica (ci ripetiamo). Dritti al sodo come non mai, filanti, energici, i Mastodon mettono in primo piano il coinvolgimento, la melodia, ritornelli che mai come prima potreste ritrovarvi a canticchiare in macchina o nei momenti più disparati delle vostre giornate.

E qui il metallaro che guarda (giustamente) a “Leviathan” come il Sacro Graal della produzione della band di Atlanta, ma che fatica ahimè a guardare oltre, potrebbe immediatamente compiere un breve ragionamento: “sempre meno metal, ritornelli, melodie, tracce più corte, più semplici ecc… che schifo, non sono più i Mastodon di una volta”. E chi se ne frega? Se i risultati sono questi ben vengano i cambiamenti, le evoluzioni, quando queste non tradiscono un passato tanto gliorioso. Perchè qui casca l’asino, a fronte di uno snellimento generale, quei volponi di Hinds e compagni sono riusciti comunque a stratificare la propria musica, riuscendo da un lato a rendere il disco "accessibile", dall’altro a non rinunciare a una buona dose di aggressività e di estrema cura degli arrangiamenti. A differenza di “The Hunter”, questa nuova tornata è stata concepita in molto più tempo (e si sente), il pacchetto è meglio rifinito e studiato nei minimi particolari, la sensazione di poca compattezza della tracklist del precente inciso (sintomo di un disco di getto) è sparita, il tutto a vantaggio di un ascolto più gratificante.

I Mastodon fanno i Mastodon, e qui non si scappa, riuscendo però a racchiudere in canzoni corte e dirette sia l’anima più easy-listening del corso recente, quanto il nervosismo del riffing dei tempi andati, nascondendo sotto lo strato melodico passaggi strumentali pregevolissimi, indurimenti che rifanno sia al retaggio hardocore che sludge dei nostri, vedi il finale emotivamente travolgente con “Diamond in the Witch House” ennesimo tributo ai padri artistici Neurosis (col solito featuring di Scott Kelly). Un mosaico fluido e in continuo divenire che i Mastodon padroneggiano come non mai, facendo coniugare ad esempio nel breve spazio di pochi minuti giri di chitarre schizzate alla “Aqua Dementia” (l’incipit) e cori femminili ad opera delle The Coathangers (formazione punk di Atlanta) nella bizzarra “Aunt Lisa”.

Un album solo alla superfice uno scontato seguito di “The Hunter”, “Once More 'Round the Sun” è l’ulteriore dimostrazione del talento di una band ormai pienamente artefice del proprio destino, che si diverte a fare la propria musica senza alcun condizionamento, senza dover tenersi buoni i fan o parti di fan potenzialmente delusi (fanservice questo sconosciuto), consapevoli che per apprezzare la propria musica basta ascoltarla con attenzione e senza pregiudizi. Se siete rimasti ancorati ai primi anni ‘00 fatevene una ragione, la musica (quella di valore), per fortuna, va avanti.



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