Martyrdöd
Hexhammaren

2019, Century Media Records
Crustcore

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/05/19

Mentre i gruppi melodic death di Göteborg giocherellavano con strutture elaborate e armoniche linee di chitarra, un intero sottobosco di band meno disponibili al patteggiamento si faceva strada tra le fogne della città scandinava. Negli anni '80 e '90 act come Anti Cimex e Totalitär incanalarono l'hardcore punk dei Discharge e dei loro dirimpettai britannici attraverso un sound pregno di acque stagnanti molto più sudice di quelle assorbite dagli originali. 
 
A distanza di trent'anni, i Martyrdöd continuano a guidare lo stesso veicolo, imbrattandone i finestrini di crustcore e intemperie varie; lungo la strada, però, gli autostoppisti saliti a bordo non sono stati pochi. Se i primi sei album, infatti, pur conservando l'inarrestabile sbarramento D-beat made in Swedish, hanno visto, in misura crescente, insinuarsi passaggi atmosferici e serpentine melodie folk sino a giungere, con "List" (2016), a un approfondimento eufonico mai così marcato, il nuovo lavoro, "Hexhammaren", prosegue il discorso senza troppi tentennamenti. 
 
I risultati sembrano, in effetti, dare ragione all'operato dei nostri: sostenuti da un'ossatura semplice e scarna, i brani appaiono delle pesanti randellate al vetriolo che, tuttavia, non bazzicano ignoranza e allegra imprecisione. Il latrato acido di Mikael Kjellmann provvede a insaporire un piatto già abbastanza succulento: pezzi come la title track, "Rännilar", "Nästa Syrien", mescolano kängpunk e musica popolare, altri si vestono di cupa alterigia in spoken word ("Bait And Switch"), altri ancora alternano assoli in puro stile heavy metal a sinistre cadenze doom ("War On Peace", "Pharmacepticon", "Judgement Day"). Gli scandinavi, poi, quando si tratta di lasciare bolle sull'asfalto ("Den Sistra Striden") o impartire punizioni a colpi di furente blackened thrash ("Cashless Society", "Stlhm Syndrom"), non si tirano certo indietro: insomma, un vero florilegio di variazioni capace di modernizzare e rinvigorire un genere conservatore per elezione e caratteristiche.
 
Definire oggi i Martyrdöd resta impresa difficile; a una formazione, però, che da tempo declina la propria adrenalina in qualcosa di inclassificabile, va riconosciuto il merito della distinzione dalla nomenclatura codificata. Sregolati, ma con intelligenza.




01. Hexhammaren
02. Rännilar
03. Helveteslarm
04. War On Peace
05. Bait And Switch
06. Nästa Syrien
07. Cashless Society
08. In The Dead Of Night
09. Den Sista Striden
10. Pharmacepticon
11. Judgement Day
12. Sthlm Syndrom

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