Mark Lanegan
Imitations

2013, Vagrant Records
Folk/Blues

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 01/10/13

La storia di Mark Lanegan parte da lontano, precisamente dai lontani anni ’90 in cui con gli Screaming Trees scriveva capitoli importanti del movimento grunge, per poi proseguire attraverso le importanti collaborazioni con i Queens Of the Stone Age e innumerevoli artisti. “Imitations” è l’umile tributo con cui Mark Lanegan torna alle radici del sound che ha caratterizzato la sua carriera solista, un’operazione cui il cantante americano non è nuovo, avendo già pubblicato negli anni ’90 l’album “I’ll Take Care Of You”, anch’esso composto da tracce non originali.  
 
“Imitations” ripercorre i trascorsi adolescenziali di Lanegan attraverso quei pezzi che ne hanno segnato la crescita e l’adolescenza. Frank Sinatra, John Cale, Nick Cave e tanti altri sono i padri putativi di un’arista che da tempo ormai ha abbracciato il cantautorato maledetto. Il disco riassume perfettamente i dettami di uno stile dolce e malinconico, avvolto nell’oscurità di un folk blues che discende direttamente da Tim Buckley e Bob Dylan. L’iniziale “Flatlands” di Chelsea Wolfe, “I’m Not That Loving Kind” di John Cale, “Pretty Colours” di Frank Sinatra sono i momenti più intensi di un disco che riesce a disegnare atmosfere intimiste e al tempo stesso nervose, disegnate in una cornice elettroacustica tutt’altro che mera riproposizione di sonorità polverose.
 
Su tutto, la voce baritonale e sofferta di Mark, l’ultimo discendente dei songwriters maledetti: Mark Lanegan sta agli States come Nick Drake sta all’Inghilterra e Piero Ciampi al Belpaese e “Imitations” potrebbe essere il punto di accesso ideale alla sua isola solitaria.




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