Amaranthe
Manifest

2020, Nuclear Blast
Alternative Metal

"Manifest" nasce in un periodo di immobilità, ma al suo interno c'è l'esatto opposto: un mix travolgente di stili perfettamente amalgamati, insieme a quel desiderio di sperimentare che fa crescere ulteriormente una band pronta a spiccare il volo.
Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 04/10/20

Senza usare troppi giri di parole, gli Amaranthe sono una band che sin dagli esordi ha diviso profondamente i fan del metal, generando poche sfumature nei giudizi e polarizzando le opinioni. Ma pur in questa netta divisione, nel corso degli anni, la proposta musicale del gruppo svedese ha saputo portare dalla propria parte diversi nuovi estimatori di una band che, album dopo album, ha acquisito sicurezza, limando e perfezionando quel sound che li ha resi riconoscibili. La musica degli Amaranthe ha sempre pescato a piene mani da stili molto diversi, dall'aggressività del metal, a quell'approccio quasi più "pop", sino all'utilizzo molto accentuato di synth e tastiere per sostenere le linee melodiche: un mix di stili enfatizzato anche dalla presenza di ben tre cantanti, capaci di sfruttarne gli aspetti più aggressivi come quelli più melodici. Su queste solide basi e su un'esperienza ormai decennale si basa il nuovo "Manifest", sesto album della band, chiamato al difficile compito di continuare la strada del successo e della crescita artistica e musicale del precedente "Helix".

 

Registrato in pieno lockdown in Danimarca, "Manifest" si assesta su ottimi livelli di qualità e produzione, portando soprattutto nuove idee in casa Amaranthe. Un assaggio corposo del nuovo album e del percorso di crescita della band si è avuto con i vari singoli che hanno anticipato l'album, presentati a distanza di qualche mese, per preparare i fan all'attesa uscita discografica. "Do or Die" è un brano aggressivo ma allo stesso tempo melodico, impreziosito dal feat. di Angela Gossow, che per la gioia di molti ritorna dietro il microfono a distanza di anni dopo l'addio agli Arch Enemy con il suo growl deciso e pungente. "Viral", secondo singolo in ordine di tempo, è semplicemente trascinante e rappresenta un riuscito incrocio delle tre voci, con ritmi decisi e perfetti per essere riprodotti in sede live. Troviamo un altro duetto in "Strong", sicuramente uno dei pezzi più belli del disco, e forse anche dell'intera discografia degli Amaranthe. Elize incrocia la sua voce con Noora Louhimo, cantante dei Battle Beast: due voci diverse per estensione vocale ed attitudine, che, nonostante questo, trovano qui un'armonia quasi assoluta, una perfetta simbiosi che fa percepire un'unica anima vocale. "Archangel" gioca invece su riff più pesanti e prettamente metal, con il growl predomina sulla melodia, accennata solo nel ritornello. Nelle altre canzoni si incontra un caleidoscopio di sonorità, spaziando dall'approccio aggressivo dell'esplosiva "BOOM!1" alle venature rock-pop di "Die And Wake Up". "Fearless" ha un approccio inizialmente pesante e crudo, ma sfocia in un ritornello veloce e melodico, come usuale scelta stilistica della band, risultando una perfetta opener. Atmosfere più marziali con riff pesanti in primo piano si trovano in "Make It Better", con la voce di Elize ad accompagnare un brano molto riuscito e dalle sfumature marcatamente più metal, ma che non nasconde una venatura melodica. Con "Scream My Name" il gruppo gioca ancora sul contrasto tra pesantezza e melodie al limite del pop in un mix che ha fatto la loro fortuna. Non manca neanche, tra tutte queste sfumature, quella più introspettiva e delicata, con l'originale e piacevole ballad "Crystalline".

 

Il sesto album degli Amaranthe passa l'esame a pieni voti, continuando quel percorso di crescita musicale che ha permesso alla band di nutrire il proprio seguito e la popolarità. Si percepisce una sicurezza nei propri mezzi che cresce di lavoro in lavoro e permette al gruppo di sperimentare soluzioni diverse, enfatizzando anche gli elementi cardine del proprio sound, dai toni più aggressivi, sino a quelli più melodici, passando attraverso scelte decisamente moderne o mainstream, sino allo sfiorare echi pop e dance. Senza il pericolo di sbandare, Elize e compagni percorrono una strada ben sicura e conosciuta senza ripetersi. Tra gli altri aspetti positivi troviamo la decisa presenza delle voci maschili, con il growl di Henrik che diventa protagonista in alcuni frangenti e una prova ottima di Nils Molin: in questo nuovo lavoro Olof ha potuto finalmente cucire un vestito su misura per le linee vocali del talentuoso singer, che in parecchi ritornelli riesce in un egregio lavoro di intrecci vocali con la voce delicata di Elize, rendendo decisamente più accentuata anche la parte melodica del cantato. Poco da aggiungere invece su Elize, sempre più padrona della scena e perfettamente a suo agio sia nei pezzi più veloci, sia quando i ritmi si abbassano. Cresciuta in personalità e consapevolezza assieme all'intera band, oggi ne è la trascinatrice indiscussa, a livello di carisma e di immagine, e saprà sicuramente guidare gli Amaranthe verso altri traguardi sempre più ambiziosi.





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