Lunatic Soul
Walking On A Flashlight Beam

2014, KScope
Prog Rock / Elettronica

Musica per anime.
Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 13/10/14

Spoiler d'apertura: non affezionatevi al protagonista di quest'album.

 

Sono passati svariati anni da quando l'anima lunatica di Mariusz Duda ci raccontò le vicende del suo personaggio privo di nome ma in ogni caso già defunto, tratteggiandone con azzeccato drammatismo e meno prevedibile ironia il travagliato viaggio dal funerale all'incontro con il traghettatore infernale, dalla liberatoria librazione in un'eterea vita dopo la morte fino all'appassirsi e allo svanire d'ogni ricordo lasciato nel mondo dei vivi. Con "Walking On A Flashlight Beam" il concept fa un balzo indietro rispetto al dittico senza nome (o alla trilogia, se si considera facente parte del pacchetto anche la raccolta di composizioni strumentali "Impressions"); sono cronache di un volontario e alienato confino in un mondo di fantasie, di un intenzionale allontanamento dal mondo umano, della costruzione di un'inquietante -ma nell'essenza teneramente romantica- esistenza sognata: stelle di carta appese al soffitto come uniche luci ad illuminare le proprie notti, amori e amicizie immaginarie come uniche compagnie della propria vita.

 

Ancora una volta, l'estro di Duda tocca picchi nemmeno visibili dall'interno dei confini creativi cui lo costringe la militanza in una rock band -pur di vedute non certo ristrette- quali sono i Riverside. Pensieri e paure prendono vita in un mondo spettrale e crepuscolare, dal quale le chitarre elettriche restano quasi completamente bandite, e dove strumenti della più svariata estrazione s'uniscono in un'aggraziata, ipnotizzante coreografia: scampanellii e picchiettii di metallofoni girano in tondo nell'angoscioso e silenzioso mantra di "The Fear Within" prima d'aprirsi al delicato pizzicare acustico che ha ormai reso inconfondibili le composizioni del musicista polacco; orizzonti sintetici si colorano con le languide pennellate elettroniche dell'intermezzo strumentale "Stars Sellotaped" o della siderea title track; virtuosi tocchi di basso (il contesto ambient non faccia dimenticare il fatto che si sta pur sempre ascoltando uno dei più abili interpreti dello strumento dell'intera scena prog) trovano con naturalezza il loro posto tra i tribalismi, i fiati e le sonorità world music della claustrofobica "Gutter". Ed è anche la sperimentazione vocale a raggiungere nuovi traguardi: al fianco delle classiche, epiche declamazioni di una "Pygmalion's Ladder" o degli strazianti vocalizzi di "Shutting Down The Sun" compaiono plumbei e sepolcrali gorgoglii; su "Cold" si dipanano incredibili armonizzazioni di voce piena e vocoder (da brividi quelle sul breve barlume d'ottimismo "I know you are waiting somewhere at the edge of us").

 

Senza inseguire spasmodicamente il climax ascendente (quello raggiunto in una "The Final Truth" o in una "Transition" nei precedenti capitoli) "Walking On A Flashlight Beam" cristallizza trambusti interiori in un andamento frammentario e oscillante, aperto (per citare giusto gli estremi opposti) alle roboanti e cinematografiche progressioni dell'opener così come alle piacevoli divagazioni easy-listening della leggerissima "Treehouse"; sempre, in ogni caso, infuso della tenue tenerezza di un sogno ad occhi aperti, della calda emozione di residue speranze raccontate da una vita che sta spegnendosi. Un viaggio da percorrere a occhi chiusi, una storia da assaporare tutta d'un fiato. Musica d'anime, per anime.





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