Kreator
London Apocalypticon – Live At The Roundhouse

2020, Nuclear Blast Records
Thrash Metal

Si sentiva davvero la necessità di un live album a sette anni di distanza dal precedente? Assolutamente sì, secondo l'indomabile Mille Petrozza
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 14/02/20

Tre anni fa, all'epoca della pubblicazione di "Gods Of Violence", avevamo lasciato la thrash band teutonica a godersi il meritato successo di un album riuscito da ogni punto di vista. Poco dopo, I Kreator si imbarcarono nel più titanico tour della loro carriera: attraversati 5 continenti con 150 shows in compagnia di SepulturaSoilworkHatebreed e Dimmu Borgir, la band concluse trionfalmente l'impresa proprio sulle rive del Tamigi, il 16 dicembre 2018 alla Roundhouse di Londra. Donde, la decisione di immortalare tale apice nel triplo "London Apocalypticon – Live At The Roundhouse". Qualcuno però, malignamente, potrebbe domandarsi: era proprio necessario darne alle stampe un altro dopo "Dying Alive" del 2013? Certo, sette anni non sono pochi, ma si potrebbe osservare che solo un album in studio - non contando gli EP - separa le due uscite e anche che da poco è stato pubblicato un live DVD filmato ad Oberhausen, vicino a Essen, città natale dei Kreator. Secondo Mille Petrozza sì, era assolutamente necessario, non solo per siglare il trionfo del tour del 2018 ma soprattutto per dare ai fan quello che è, a suo giudizio, il miglior live dell'act in assoluto.
Giudizio fondato? Sì ma con qualche riserva.
  

Certo, la band ha una carica inossidabile sul palco e le emozioni non mancano: ascoltare brani roventi come "Phantom Antichrist" e "Hordes Of Chaos" a fianco a classici imperituri come "People Of The Lie" e "Flag Of Hate" regala brividi ed headbanging a volontà; inoltre la produzione è di alto livello, come sempre: i suoni sono limpidi e definiti e il missaggio dà conto delle dinamiche evitando di appiattire il suono come, ahinoi, spesso accade ancora oggi nelle incisioni live. Dispiace solo che la thrash act abbia rinunciato, in un'occasione così, ad offrire al suo pubblico una setlist più antologica e meno focalizzata sugli ultimi successi. Avrebbe fatto piacere, per esempio, trovare almeno un brano da "Extreme Aggression"(1989) - la t/t o magari "Betrayer" - oppure da "Cause For Conflict"(1995), come "Progressive Proletarians", quasi mai proposta dal vivo. Comprensibile l'assenza del poco riuscito "Endorama"(1999) ma almeno un assaggio dal dimenticato "Renewal"(1992) sarebbe stato desiderabile. Insomma, la band ha deciso di tralasciare quasi in toto i suoi anni '90, cioè il periodo che ha fatto da incubazione ai successi degli anni Duemila. Scelta poco comprensibile, quando è evidente l'ambizione del lavoro. Tolta questa piccola delusione, l'album - come si diceva sopra - regala momenti di grande metal e non possiamo che raccomandarne l'ascolto ad ogni vero fan dei Kreator.


A marzo 2020, la band ha annunciato che sarà di nuovo in pista, per promuovere l'album di prossima uscita "State of Unrest", in compagnia dei Lamb Of God per cui... affiliamo i canini nell'attesa.





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