Klee Project
Living in Confusion

2018, UAP Music
Southern Rock, Hard Rock

Recensione di Manuel Di Maggio - Pubblicata in data: 02/02/19

Klee Project. Il progetto di Klee. Paul Klee, per i neofiti, era un pittore appartenente alla corrente dell'astrattismo. E, se non fosse deceduto quasi ottant'anni fa, saremmo disposti a pensare che la mano dietro la stupenda copertina che accompagna questo "Living in Confusion" sia la sua. I Klee Project - italianissimi per chi non lo sapesse - giungono così alla loro seconda opera dopo il debutto, "The Long Way" del 2016 e si presentano al pubblico con una nuova formazione, priva di Marco Sfogli (subentrato a Franco Mussida nella Pfm), sostituito da Chicco Gussoni e con Daniele Iacono dietro alla batteria. Come il precedente disco, anche "Living in Confusion" potrebbe essere classificato come southern-rock e, di certo, i riferimenti ai fratelli Allman o ai Lynyrd Skynyrd non mancano di certo ma, proprio perché abbiamo cominciato disquisendo di Paul Klee, artista che avrebbe voluto saper riprodurre il movimento in sé, la concezione di southern rock che viene fuori dall'ascolto di questo album è, senza alcun dubbio, legata alle visioni personali dei membri del gruppo, i quali, partendo da questa base, hanno voluto tentare un approccio più ampio. Andiamo con ordine.

 

L'inizio è adrenalinico. "I'll Break It Down" è un brano dal riff molto tagliente, con un ritmo incalzante e divertente. Su di esso giocano molto i cambi di tempo e gli stacchi, soprattutto per la divisione tra strofa e ritornello, dettata alla perfezione da Roberto Serpetti, la cui voce, a tratti cupa e a tratti ariosa, pare volersi presentare come un fresco ritorno agli anni '70. Nulla di davvero paragonabile alle timbriche più consone al southern classico - soprattutto se pensiamo a Ronnie Van Zant o Don Henley - . "I Believe in You", invece, con un incedere più lento e poderoso, appare come una di quelle canzoni "on the road" che potrebbero accompagnare un viaggio à la Kerouac. Spiccano, su tutti, i cori di Enrico Scutti (il principale autore dei testi). "Still Waiting", invece, rompe una tradizione tipica dell'hard-rock: la ballata alla quinta traccia. Memori dei vinili, infatti, anche nelle nuove produzioni di genere - pure quelle incise su altre piattaforme come i CD - è possibile osservare come il brano che conclude l'ideale "lato A" è una ballata romantica. "Still Waiting", con un ingresso malinconico, si produce, in seguito, in un crescendo di cori e di chitarre affilate che culminano in un assolo davvero degno di nota. "What Can I Do" e "On My Side", anche se possono apparire diverse per struttura - più lineare e rude la prima, più in crescendo la seconda - , hanno comunque in comune la ricerca, sin dall'inizio, di un riff accattivante. Tuttavia - e questo sarà un problema ricorrente del disco - i riff peccano di mancanza di originalità. Risultano divertenti e aggressivi a un primo ascolto ma, dopo una seconda o una terza riproduzione, tendono ad apparire noiosi.

 

"I Save You", la sesta traccia, invece, malgrado appaia anch'essa reggersi su un tema semplice e più volte ripetuto, ha il pregio di ritornare a tratteggiare il mondo dell'"on the road", già visto in "I Believe In You". Con un ritmo alla "Kashmir", "A Moment To Taste The World" si candida di diritto come capolavoro dell'intero disco. Un brano compassato e potente, con diversi passaggi degni di nota e un ritornello eccelso. Di quelli che ti rimane in testa ma che non stanca mai. Anche l'assolo dalle forti tinte melodiche risulta molto accattivante. "Over The Crowd" e "390", entrambe simili per struttura, ritornano sugli schemi già visti in "What Can I Do" e "On My Side", risultando, anch'esse, due tracce composte su un tema semplice, quasi di passaggio, cosa che si avverte anche nella title track, "Living in Confusion", nonostante essa, anche per via della sua brevità, abbia una carica diversa, risultando più esplosiva e frizzante. "My Safety" conclude l'album e, con "A Moment To Taste the World", si candida a capolavoro del disco. Come struttura ricorda "Still Waiting": inizio in sordina, esplosione e half-time accompagnato da un muro del suono di "spectoriana" memoria. Inevitabile dire che, come conclusione, sfumare sull'ottimo assolo di chitarra, è la cosa più giusta che si potesse fare.

 

Per concludere, possiamo dire che l'idea di reinterpretare il mondo del southern rock con una rivisitazione più vicina alle visioni degli autori ne esce rafforzata. Tuttavia, in un mondo musicale in cui le citazioni agli anni '80 stanno lentamente lasciando il posto a quelle anni '70, da musicisti così esperti e attenti, ci si sarebbe aspettato un salto oltre. L'impressione è che i Klee Project abbiano voluto sfornare un lavoro che riempia gli scaffali. Laddove è possibile scorgere lampi di creatività e di genio, si denotano anche molta pigrizia compositiva e, soprattutto, un abbondare di «già visto». Fatte queste considerazioni, bisogna pur puntualizzare che il disco è comunque godibile per un primo o per un secondo ascolto e, di certo, i fan del genere - e, soprattutto, quelli dell'hard rock - lo apprezzeranno parecchio.




01. I'll Break It Down

02. I Believe In You

03. Still Waiting

04. What Can I Do

05. On My Side

06. I Save You

07. A Moment To Taste the World

08. Over The Crowd

09. 390

10. Living In Confusion

11. My Safety 

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