Overkill
Live In Overhausen

2018, Nuclear Blast
Thrash Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 12/05/18

Nonostante trentotto anni di carriera alle spalle, gli Overkill hanno sempre sofferto del braccino corto in merito alla produzione di album dal vivo, pur godendo di un'artiglieria sonora efficiente nel provocare piacevoli moti tellurici. Quindi accogliamo con consenso unanime "Live In Overhausen", certificazione dello stato di grazia di una formazione che serba intatto il proprio trademark da un notevole numero di lustri: superata con una certa disinvoltura, rispetto a mitici act ben più quotati, la crisi che travolse il thrash durante i Nineties, bisogna ammettere che i nostri a livello qualitativo si sono dimostrati lungimiranti e continui. Del resto lo stesso "The Grinding Wheel", ultima fatica in studio del combo, confermava tale impressione.
 
Particolare attesa dunque circondava la registrazione su disco e DVD dello show tenuto il 2 aprile del 2016 alla Turbinhalle di Oberhausen: ivi vengono riproposti, a mò di anniversario, probabilmente i due lavori migliori degli statunitensi, ovvero il roboante esordio "Feel The Fire" (1985), intriso della matrice punk della East Coast e del power a stelle e strisce, e lo strutturato "Horroscope" (1991), LP maturo e dal groove irresistibile, abile nell'alternare nerboruta velocità, raffinati cambi di tempo e doppio pedale da infarto. Colpisce oltretutto l'ottima condizione dell'ugola acida e tagliente di Bobby "Blitz" Ellsworth (qui la nostra nuova intervista), in grado di reggere magnificamente due ore di attacchi all'arma bianca e flirtare con linee vocali epiche: un insieme di peculiarità che lo rendono uno dei singer in ambito estremo dallo spettro maggiormente sfumato e resistente alle intemperie. Il sodalizio poi privo di incrinature con l'altro membro storico del gruppo, D.D.Verni, permette al frontman di trovare una sponda sicura al fine di regalare all'esibizione quella giusta dose di adrenalina che permea l'intera performance.
 
L'udibile attesa degli headbanger teutonici ottiene immediatamente soddisfazione sin dall'abbrivio: si parte con la legnata profumata di heavy di "Coma", dall'intro di basso profonda e malinconica, si galoppa sul dorso di un fulmine con "Infectious", mentre "Blood Money" e "Thanks For Nothin'" rappresentano momenti di furore incontrollato che raggiungono picchi di crudele devastazione nella robusta "Bare Bones". Un nucleo di assoli distorti contrassegna la cadenza ragionata e oscura di "Horrorscope", pezzo seguito da due mid-tempo come "New Machine" e "Nice Day...For A Funeral" sorpresi nel mezzo dall'instrumental "Frankestein", cover di Edgar Winter, fragrante di hard rock e tecnicismi esasperati, e da "LiveYoung, Die Free", che accelera incontenibile sui sei binari d'acciaio delle chitarre. Chiude la prima parte "Soulitude", venata di mestizia, ma non esente dai consueti saliscendi dinamitardi del quintetto.
 
La seconda sezione spalanca i battenti con le veementi convulsioni di "Raise The Dead": un avvio anthemico in cui trovano adeguato rilievo l'autentica ruvidezza di "Rotten To The Core", il serrato riffing della sinistra "There's No Tomorrow", l'irriverenza di "Hammerhead", le strutture intricate di "Feel The Fire" e "Second Son". Il martellare indefesso di "Blood And Iron" bracca l'incedere delle vibrazioni nervose e mai dome di un Ellsworth davvero caricato a pallettoni, laddove "Kill At Command" rallenta leggermente il ritmo da rincorsa preferendo concentrarsi su atmosfere da epopea alla Manilla Road: lo speed apocalittico di "Overkill" e il grezzo iconoclasmo di "Fuck You", brano tratto dall'EP omonimo del 1987, concludono un viaggio elettrizzante alla fine del quale il pubblico, esausto, sembra soccombere alla forza esplosiva dei musicisti, dal canto loro quasi soprannaturali nel tenere il palco con energica nonchalance.
 
Inciso in maniera asciutta e idoneo nel restituire l'arroganza selvaggia degli Overkill, "Live In Overhausen" si rivela prova decisiva del valore di una band troppo spesso sottovalutata e ancora capace di donare emozioni e smodati moshpit: sebbene dispiaccia l'esclusione dalla tracklist della rilettura di "Sonic Reducer" dei Dead Boys, ci uniamo con gioia frenetica all'urlo "it's all fire now, we're gonna cook".




01. Coma
02. Infectious
03. Blood Money
04. Thanx For Nothin'
05. Bare Bones
06. Horrorscope
07. New Machine
08. Frankenstein
09. Live Young Die Free
10. Nice Day...For A Funeral
11. Soulitude
12. Raise The Dead
13. Rotten To The Core
14. There's No Tomorrow
15. Second Son
16. Hammerhead
17. Feel The Fire
18. Blood And Iron
19. Kill At Command
20. Overkill
21. Fuck You

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