Linkin Park
Meteora

2003, Warner Bros Records
Nu Metal

Recensione di Dario Fabbri - Pubblicata in data: 20/07/18

"And now you've become a part of me,

You'll always be right here".

 

Il 24 ottobre del 2000 i Linkin Park pubblicarono il loro disco d'esordio, "Hybrid Theory", il quale superò ogni più rosea aspettativa, portando la band capitanata dal cantante Chester Bennington  e dal rapper tuttofare Mike Shinoda in tutte le radio e in tutti i programmi musicali, conquistando così i cuori di una generazione intera di teenager. Tre anni più tardi, i nostri dovettero provare di non essere solamente uno dei tanti gruppi che amavano mescolare sonorità metal e rap. Infatti, "Meteora"  per i Linkin Park fu proprio la conferma che molti attendevano e un ottimo ritorno per i tantissimi fan sparsi in tutto il mondo.

 

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Il pregio principale di questo disco è il fatto che non sia la copia carbone del precedente lavoro, ma al contempo non si ha nemmeno una spaccatura totale rispetto ad "Hybrid Theory". La maggior parte dei brani, infatti, presentano strutture e suoni già presenti in esso, ma con una nuova interpretazione.  Il gruppo è inevitabilmente maturato nel corso degli anni e questo si percepisce sin dalle prime due tracce, l'energica "Don't Stay" (introdotta dalla breve strumentale "Foreword") e il singolo "Somewhere I Belong". In entrambe si ha una sensazione di cambiamento: il tutto sembra più studiato e a tratti schematico, perdendo così la spontaneità e la naturalezza che caratterizzano il sound di "Hybrid Theory". Le successive "Lying From You" e "Hit The Floor" sono due canzoni molto simili tra di loro: entrambe presentano delle prove vocali eccezionali da parte di Chester e Mike, i quali sono senza ombra di dubbio i protagonisti assoluti dell'album. Nulla togliendo al lavoro dei musicisti Rob Bourdon, Brad Delson, Joe Hanhn e Phoenix, le prestazioni dei due frontman sono di tutt'altro livello: la voce di Bennington dona un'aria sognante alla tanto cupa quanto meravigliosa "Easier To Run", mentre il rap di Shinoda si combina alla perfezione alle urla a squarciagola di Chester in "Faint", rendendola una delle canzoni più memorabili dell'intera discografia della band. I Linkin Park, però, alzano ulteriormente il livello con "Figure.09", una delle canzoni più heavy di tutto il lotto, in cui a fare la differenza è la perfetta sintonia tra le due voci nel bridge. Dopo una serie di canzoni di questo livello, un calo qualitativo sarebbe legittimo, invece è proprio adesso che il gruppo mostra il meglio di sé: "Breaking The Habit" e "From The Inside" sono due vere e proprie perle. La prima presenta una base e un testo magistralmente composti da Mike Shinoda e il cantato di Bennington è ancora una volta da brividi, mentre in "From The Inside" tutta la band pare particolarmente ispirata, fornendo una prestazione da manuale incoronata dalle urla di dolore e rabbia di Chester. La carica emotiva di "Breaking The Habit" e "From The Inside" riesce a colpire nel profondo chi ascolta ed è proprio per questo che sono diventate, col tempo, due vere pietre miliari dei sei ragazzi di Los Angeles. La successiva "Nobody's Listening" è la canzone meno efficace del disco, in quanto non presenta nessun elemento di rilievo, tranne la presenza del flauto che accompagna le strofe rappate da Shinoda. Il gran finale è composto dalla strumentale "Session", che mette ancor più in luce le ottime capacità compositive di Mike Shinoda e del DJ Joe Han, e dal classico "Numb", che di certo non necessita presentazioni. Bisogna precisare però che nonostante sia un ottimo singolo e una delle canzoni più famose della storia della band e del loro genere, "Numb" non è ai livelli delle migliori prestazioni dell'album.

 

Il passaggio della meteora dei Linkin Park dura appena 36 minuti. In questo breve lasso di tempo, i nostri han dato prova di essere cresciuti sotto diversi punti di vista e che il successo ottenuto 3 anni prima non è stato casuale o immeritato. Grazie alla voce sublime di Chester Bennington e alle molteplici doti del genio di Mike Shinoda, il gruppo è riuscito a confermarsi, rendendo così "Meteora" un vero e proprio classico del rock degli anni 2000. Proprio da questo lavoro i Linkin Park passano da essere uno dei tanti gruppi emergenti ad una delle realtà più interessanti degli ultimi 20 anni.





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