Therion
Leviathan

2021, Nuclear Blast
Symphonic Metal

La strada dei Therion raramente conosce mezze misure: dopo la mastodontica opera "Beloved Antichrist" la band svedese cambia di nuovo rotta e presenta "Leviathan", un album diretto, coinvolgente e meno sperimentale.
Recensione di Fabio Polesinanti - Pubblicata in data: 27/01/21

I Therion nella loro lunga carriera hanno percorso una quantità di strade considerevoli e, talvolta, sono stati proprio loro ad aprire la via, identificata nell'unione tra musica metal e mondo sinfonico, confluita in un universo dalle infinite sfaccettature. Non sempre il percorso della band svedese è stato trionfale, ma una cosa va rionosciuta: i Therion non sono mai stati banali o scontati. Viva è sempre stata la volontà di non avere catene nella loro forma espressiva dal punto di vista musicale, delle tematiche e del songwriting, sempre saldamente guidati dalla mente di Christofer Johnsson.  Al 17esimo album della propria infinita carriera, la band svedese riprende a stupire con una scelta insolita, ovvero quella di lasciare da parte le sperimentazioni, i concept ed i nuovi percorsi, permettendosi grande libertà espressiva e portando alla luce un album diretto e più immediato del solito: "Leviathan".

 

L'approccio è diretto ma comunque vario: la title track, restituisce un assaggio della consueta padronanza della band sui territori pregni di un symphonic metal ricco e variegato. In questo caso cori e voce femminile reggono un brano denso di pathos e sognante. "The Leaf On The Oak Of Far" regala un notevole sviluppo di cori epici, coadiuvati da un sound diretto e lineare. "Tuonela", canzone prototipo dei Therion dall'animo oscuro, presenta un intreccio molto interessante di cantato maschile e femminile, che sfocia in un ritornello avvincente ed è impreziosita, inoltre, dalla voce di Marko Hietala (recentemente divenuto ex bassista dei Nightwish). Questa varietà continua a svilupparsi in maniera molto equilibrata nel resto dell'album. Dolce, delicata come una carezza, ma di una classe purissima è la ballata "Die Wellen Der Zeit", mentre "Great Marquis Of Hell" si sviluppa come un brano diretto e dalle decise cadenze power. Accattivante è "Eye of Algol", dove le protagoniste sono le voci soliste, mentre nella successiva "Nocturnal Light" l'impianto sonoro è retto egregiamente da soavi orchestrazioni e cori operistici. "El Primer Sol" intreccia cantanto solista e orchestrazioni, con uno scambio anche linguistico grazie all'utilizzo, nei chorus, della lingua spagnola. Il disco si chiude con i ritmi più lenti e sognanti della bellissima "Ten Courts of Diyu".

 

"Leviathan", già dal primo ascolto, lascia un senso di coinvolgimento e di immediatezza che raramente si era riscontrato nei precedenti lavori della band, realizzando lo scopo principale di quest'album: una serie di hit dirette, oneste, trascinanti. Il tutto però con il marchio Therion perfettamente a fuoco in ogni singolo pezzo, mantenendo intatto quel sound così caratteristico che è imprescindibile punto di riconoscimento della band. Dopo innumerevoli sperimentazioni, Christofer e soci decidono di presentarsi come puri intrattenitori. Una parentesi di questo tipo era forse necessaria ed arriva al momento giusto della carriera degli svedesi, che ad ogni modo mantengono i proprio punti fermi, trovando un perfetto equilibrio in tutte le tracce dell'album e nel suo sviluppo complessivo. "Leviathan" rappresenta un altro tassello prezioso e unico, incastonato in una carriera maestosa.





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