Wardruna
Kvitravn

2021, Columbia Records
Folk/Ambient

"Kvitravn" è un disco più introspettivo, figlio di lunghe passeggiate nei boschi norvegesi e di un tentativo mai interrotto di riconnettersi con la natura
Recensione di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 26/01/21

Dopo la trilogia del Runaljod e la parentesi acustica di "Skald", Einar Selvik è pronto a imbarcare i suoi Wardruna in un nuovo viaggio verso territori inesplorati, forte però di una nuova drakkar costruita con materiali più solidi. Ci riferiamo alla nuova etichetta (una di livello, come la Columbia Records) e alle tante nuove esperienze nella propria faretra (oltre a quella di Vikings, il nostro ha realizzato la colonna sonora di Assassin's Creed: Valhalla, uno dei videogiochi più importanti del 2020), che hanno proiettato il progetto del musicista norvegese a livelli di fama inaspettati.
 
È bene però stabilire fin da subito che le luci della ribalta non hanno minimamente inquinato la proposta artistica dei Wardruna, tutt'altro. Ci pensa il titolo stesso e la natura di questo nuovo album a rimarcarlo: da una parte abbiamo un ritorno alle origini (Kvitravn, "Corvo bianco", era lo pseudonimo di Selvik usato ai tempi dei Gorgoroth), dall'altra una reazione sonora alla parentesi skaldica. Se "Skald" tributava la tradizione musicale norrena nella forma di scarne reinterpretazioni di alcuni brani tratti dai primi tre album, questo nuovo lavoro alza l'asticella ponendosi come qualcosa di più ricco e stratificato, con melodie minimali e ossessive come impone la tradizione, impreziosite però da arrangiamenti maestosi e ricercati. Al contempo, quasi a voler ribadire la propria integrità artistica, Selvik prosegue nella sua personale esplorazione e interpretazione del foklore norreno, rinunciando a comode e accattivanti divagazioni nei cliché più banali di altri connazionali (e non), orientando la bussola verso composizioni dal ritmo più compassato.
 
"Kvitravn" è un disco più introspettivo, figlio di lunghe passeggiate nei boschi norvegesi e di un tentativo mai interrotto di riconnettersi con la natura, oltre che di riflessioni con un altro tipo di natura, quella umana, così messa a dura prova nell'ultimo anno. La band non rinuncia a incursioni più energiche, come l'epica "Grá", dove la voce di Lindy-Fay Hella viene sorretta da ritmiche poderose e incalzanti, o la guerresca "Viseveiding", ma il fil rouge resta la cupa maestosità delle atmosfere, la tragica voce di Selvik, i campionamenti della natura che avvolgono l'ascoltatore in una coltre di nebbia e umidità, l'elettricità solenne che accompagnava i vichinghi non tanto durante gli assedi, bensì nelle ricognizioni prima della battaglia, di notte, in una calma paradossale e prossima all'essere spezzata.
 
Questo nuovo lavoro non stravolge la formula ormai classica dei Wardruna (un controsenso per un progetto che fa della tradizione un vanto), ma la arricchisce e impreziosisce con composizioni più stratificate e ricercate, che richiedono più ascolti per essere interiorizzate, magari durante un'escursione alla ricerca del proprio io. Se la fama di Selvik, le collaborazioni illustri e il contratto con una major avevano preoccupato i fan della prima ora, possiamo tranquillizzarvi: la purezza del progetto dell'ei fu Kivtravn non è stata minimamente intaccata.




01. Synkverv
02. Kvitravn
03. Skugge
04. Grá
05. Fylgjutal
06. Munin
07. Kvit hjort
08. Viseveiding
09. Ni
10. Vindavlarljod
11. Andvevarljod

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