Kvelertak
Splid

2020, Rise Records
Heavy Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 02/03/20

Difficilmente catalogabili, ma sempre abbastanza astuti da intessere su un lontano retaggio black metal trame decisamente orecchiabili, i Kvelertak giungono al quarto album in studio mettendo a nudo un'anima heavy rock quasi priva, ormai, di attinenze al mondo estremo; con Kurt Ballou (Converge), prezioso deus ex machina, dietro la console.

Nonostante non si tocchino i picchi qualitativi dell'esordio omonimo, "Splid" resta comunque su buoni livelli. Pezzi come "Rogaland", "Bråtebrann", "Necrosoft", "Fanden Ta Dette Hull!", "Stevnemøte Med Satan" conservano alcuni degli elementi più melodici del precedente LP "Nattesferd", senza, tuttavia, insistere troppo su quel gusto vintage/prog molto anni '70 che rese parte del disco stranamente sconclusionato: il sanguigno spirito rock'n'roll e i cori da hippy strafatti che pervadono i vari brani veicolano, invece, un senso di coesione del songwriting per lunghi tratti assente nello scorso lavoro. "Ved Bredden Av Nihil", dal canto suo, mescola con grande e malata efficacia le ultime versioni dei Darkthrone e i The Eagles, mentre "Crack Of Doom" - cantata in compagnia di Troy Sanders dei Mastodon - e "Discord", uniche due tracce in lingua inglese, costituiscono un ritorno sui binari primevi dell'hardcore punk. 

"Uglas Hegemoni" e "Tevling" presentano curiosi accenni di new wave ottantiana, e malgrado la contaminazione potrebbe sembrare una scelta azzardata, in realtà l'atipico intingolo funziona a dovere. Battuta d'arresto nella fluviale "Delirium Tremens": il sestetto di Stavanger ricade nel vecchio vizio di costruire una serie di riff persino validi, eppure alla continua ricerca di una stabile e razionale collocazione. Ci pensano, però, gli urlacci del nuovo frontman Ivar Nioklaisen, quasi un Rod Stewart in preda agli spasimi dopo un intervento chirurgico sine anestesia, a tenere sulla corda gli ascoltatori anche nei momenti meno elettrizzanti del lotto. Perché quando i Kvelertak imbracciano gli strumenti, il desiderio di rompersi una bottiglia in testa dopo averne scolato l'alcolico contenuto, diviene irresistibile.




01. Rogaland
02. Crack Of Doom
03. Necrosoft
04. Discord
05. Bråtebrann
06. Uglas Hegemoni
07. Fanden Ta Dette Hull!
08. Tevling
09. Stevnemøte Med Satan
10. Delirium Tremens
11. Ved Bredden Av Nihil

Speciale
Tokyo Motor Fist - Lions

Speciale
Come as you are: Kurt Cobain and the grunge revolution

Speciale
L'angolo oscuro #4

Intervista
Paralydium: John Berg

Speciale
Blue Íyster Cult - iHeart Radio Theater N.Y.C. 2012

Speciale
Follow the White Pony: 12 curiositÓ sul capolavoro dei Deftones