Knife The Glitter
Knife The Glitter

2017, Party Smasher Inc/Husaria Records
Progressive Metal/Metalcore

La prima (ed ultima) release della band americana fatica ad attirare l'attenzione.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 28/04/18

Otto anni sono serviti ai Knife The Glitter per farci arrivare, alla fine del 2017, il loro primo full-length, a ben più di un decennio dagli esordi, siglati dall'uscita di due EP. Se il fatto non sembrasse già un po' strano di per sè, la band, che su tutti vede alla chitarra Kevin Antreassian dei Dillinger Escape Plan, ha bollato questa release - interamente strumentale - come "final album", facendo di fatto in modo che il self-titled rappresentasse allo stesso tempo un esordio ed un addio.


Di sicuro stiamo parlando di un trio, completato da Eli Litwin (batteria) e Ryan Newchok (basso), che della stranezza ha fatto un po' il suo marchio di fabbrica. Al di là del nome stesso della band, infatti, basta dare una rapida occhiata alla tracklist per chiedersi da quale tipo di mente possano uscire titoli come "Gargle Clamp", "Highly Electric Squirrel" e "Permanent Baby Snowpants", giusto per citarne qualcuno. Elementi, questi che, trattandosi di musica prog metal che si fregia di aggettivi come "sperimentale" e "complicata", non possono che lasciare ben sperare, giusto? Più o meno.


Di sicuro il primissimo approccio a "Knife The Glitter" si muove in questa direzione, con la opener "Idiot City" che testimonia un metalcore energico e dinamico, complicato nelle ritmiche e spettacolarizzato dall'alternarsi di riff sfrenati e momenti di maggiore calma in cui la matrice jazz del progetto ha campo per palesarsi. Anche "Gargle Clamp" si mostra della stessa pasta, con accelerate di doppia cassa a fare da accompagnamento ad una chitarra eccentrica che sa anche rendersi orecchiabile nell'assolo finale.


Sfortunatamente, qui si chiudono le novità. Non perché manchino le idee - attenzione - perché di idee se ne intravedono parecchie nel corso dell'album, ma per il modo in cui sono messe in pratica, ammassate in brani che non hanno una struttura ben definita e che faticano a distinguersi gli uni dagli altri. Qualche rara eccezione in questo discorso è costituita da "Highly Electric Squirrel", solo per le ritmiche più lente, e, soprattutto, da "Permanent Baby Snowpants", unica traccia veramente identificabile grazie all'interessante uso di elementi come il connubio tra rullante e synth anni '80 in apertura e il tocco avant-garde di un audace violino.


Non è certo facile mettere assieme un disco metal strumentale, il rischio è proprio quello di perdere la bussola di quelle che sono le strutture dei pezzi. Lungi da noi la volontà di avere strutture tutte uguali, è però un dato di fatto che tracce scubettate da una serie di idee e deliri sperimentali, accomunati da ricorrenti componenti metalcore, possono facilmente risultare monotone e scarsamente riconoscibili o memorabili e far perdere più volte il filo conduttore ad un album. Purtroppo è questo che accade con "Knife The Glitter", un lavoro che meriterebbe ampiamente la sufficienza dal punto di vista della qualità, della complessità e delle idee, ma che ha lo sfregio di vanificare tutto con la sua ridondanza, non riuscendo a coinvolgere l'ascolto fino alla fine.





01. Idiot City
02. Gargle Clamp
03. Bumble Bee Infant
04. Highly Electric Squirrel
05. The Plum Curtain
06. Permanent Baby Snowpants
07. Kid Colossal
08. Barnabas
09. The Snake Charmer's Anthem

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