Mork
Katedralen

2021, Peaceville Records
Black Metal

Sommi sacerdoti della fiamma oscura, Thomas Eriksen e i Mork edificano un "Katedralen" che, poggiando su pilastri saldi e resistenti, non sembra necessiti di profondi restauri.
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 07/03/21

Quando si parla di black metal duro e puro, quello di scuola norvegese per intenderci, emergono d'abitudine due situazioni: da una parte i pionieri, ancora in fervida attività e lungi dal deporre le armi, dall'altra le giovani leve, che considerano l'inizio degli anni '90 un diktat da non tradire. E poi ci sono i Mork, un'entità oscura le cui release suonano così autenticamente legate a un preciso momento storico che potrebbero essere scambiate per contemporanee di "De Mysteriis Dom Sathanas", "Dark Medieval Times" o "Transilvanian Hunger". La creatura di Thomas Eriksen, però, evolutasi pian piano da solo project a vero e proprio gruppo (o quasi), soprattutto con lo scorso "Det Svarte Juv" (2019) aveva ampliato i propri orizzonti musicali, pur restando in un ambito stilistico ben definito. Ciò non significa che "Katedralen" difetti della sporcizia rognosa e graffiante caratteristica del metallo nero degli albori; al contrario, le chitarre ruvide e acute, il penetrante cantato in lingua madre e le atmosfere gelide, reinseriscono con maggior forza l'album nel solco primevo dei fiordi, richiamando occasionalmente anche l'esordio della band, il tradizionalissimo "Isebakke" (2013).

La produzione tuttavia, opera dello stesso mastermind, appare aliena da fruscii e stridori, risultando così oculatamente calibrata da permettere di discernere le piccole sfumature all'interno di ciascun pezzo, oltre che il suono dei singoli strumenti. Ma non solo. Un'energia rituale pronunciata fluisce nelle intercapedini del disco, inondando lo spazio architettonico del titolo, un luogo più mentale che fisico in cui si affastellano ricordi permeati di sangue, orgoglio e malinconia. Flashback che odorano di Darkthrone e ospiti illustri, di groove norreno e refrain accattivanti, di ritmi insolenti ed eroismo misantropico.

Se un paio di pezzi, l'opener "Dødsmarsjen" e "Svartmalt", quest'ultimo nobilitato dall'ugola di Nocturno Culto, bussano alla porta della produzione darkthroniana meno vetusta, il resto del lotto trova comunque dei discreti momenti di variatio. Così mentre "Arv", cupo mid-tempo à la Satyricon nuovamente gratificato dalla presenza carismatica di Ted Skjellum, sorprende con i suoi cori epici nel ritornello, subdoli retaggi rock contaminano la frenesia selvatica di "Evig Intens Smerte"; i tratti viking di "Det Siste Gode I Meg", invece, evocano lo spirito dei Kampfar, un nome storico della scena che diventa carne in "Født Til Å Herske" grazie alla partecipazione del singer Dolk. Le ombreggiature space della malsana "Lysbæreren" anticipano la chiusa "De Fortapte Sjelers Katedralen", nella quale il contributo dell'organo del tastierista degli Skepticism Eero Pöyry traghetta la sezione finale del brano verso un approdo colmo di funebre mestizia.

Sommi sacerdoti della fiamma oscura, Thomas Eriksen e i Mork edificano un "Katedralen" che, poggiando su pilastri saldi e resistenti, non sembra necessiti di profondi restauri, a parte qualche opportuno intervento di manutenzione. Le celebrazioni possono continuare.




01. Dødsmarsjen
02. Svartmalt
03. Arv
04. Evig Intens Smerte
05. Det Siste Gode I Meg
06. Født Til Å Herske
07. Lysbæreren
08. De Fortapte Sjelers Katedral

 

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