Joe Bonamassa
Live at the Greek Theatre

2016, J&R Adventures
Blues

Recensione di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 08/11/16

Oggi, Joe Bonamassa è un vero e proprio titano del blues, un guitar hero capace di riempire stadi e teatri, ma che non ha dimenticato le proprie origini: per celebrare i "Tre Re" del blues ha scelto un luogo in cui, nei giorni dell'anonimato, sognava di suonare e stupire la folla; sì, perché quando, quasi diciassette anni or sono, si trasferì da New York a Los Angeles, con il sogno di sfondare nel mondo della musica e nel cuore l'adamantina risoluzione di provarci ad ogni costo, Joe abitava nei pressi del Greek Theatre e desiderava ardentemente riuscire ad esibirvisi.


Live At The Greek Theatre è stato registrato il 29 agosto del 2015 e segue spiritualmente Muddy Wolf At The Red Rock, un altro grande live in cui Bonamassa rispetta le tradizioni rendendo omaggio a due dei più importanti musicisti dell'era moderna.
Questo album è ispirato e grandiosamente azzardato. Bonamassa si presenta sul palco con una band di lusso, undici elementi tra i quali spiccano le coriste Mahalia Barnes, Jade McRae, Juanita Tippins e il pianista Reese Wynans già Double Trouble( la band di Stevie Ray Vauhgan), e lo fa imbracciando chitarre vintage che spaziano dalle Fender Stratocaster alle Gibson Les Paul, ES e Flying V fino ad arrivare alla mitica "Lucy", l'originale imbracciata da Freddie King. Confrontarsi con icone quali B.B. King, Albert King e Freddie King è qualcosa che avrebbe fatto tremare le gambe a qualsiasi bluesman, ma quello che avrebbe potuto rivelarsi come un terribile passo falso del chitarrista si trasforma invece in un trionfo: Bonamassa riesce a mantenere intatte le atmosfere primigene dei brani e a infondervi nel contempo il proprio spirito, il proprio marchio e lo fa con estrema naturalezza nonostante la scaletta di ben 22 brani - l'aver esordito a 12 anni insieme a B.B. King deve pur valere qualche cosa! -

Con "See See Baby", brano d'inizio, il bluesman mette subito in chiaro cosa dobbiamo aspettarci: 2 ore e 5 minuti di blues suonato ad altissimo livello; sebbene ognuna delle 22 tracce presenti aspetti degni di nota e sia costellata da sorprendenti assoli, è "Hummingbird" brano di chiusura del set (escludendo gli encore) a svettare sopra tutte le altre. Sono 10 minuti e 57 secondi di onnipotenza chitarristica alla quale si accompagnano, incastrandosi in un gioco di contrasti, le splendide voci di Mahalia, Jade e Juanita; sicuramente il momento più alto di uno strepitoso set al quale contribuiscono con sapienza anche un Wynans in gran forma, anche se addomesticato, e la sezione fiati. Quasi al suo livello si trovano "I'll play The Blues For You" e "Going Down" che mostrano, ancora una volta, il sapiente lavoro di Reece che suona l'organo Hammond nella prima e il piano nella seconda.

 

Altri brani in cui è possibile notare il valore delle tre coriste sono il gospel "Ole Time Religion", in cui Bonamassa fa notare le proprie doti canore e scatena la propria chitarra solo dopo 3:22 dall'inizio e lo splendido classico di B.B. King "Nobody Loves Me But My Mother" che parte con un piano lento e un Joe che suona un apparente blues rilassato che improvvisamente tracima divendo impetuoso e incalzante per poi tornare a calmarsi; nessuno sarebbe tanto sciocco da pensare che il brano possa finire così ed infatti presto arriva la stoccata finale e la chitarra di Bonamassa torna a ruggire.

 

"Sitting On The Boat Doc" è un classico impreziosito dalla voce di Mahalia, tutto da gustare, così come "Angel of Mercy" è un rock blues che parte alla grande e non si smentisce trasformandosi da "grande" a strepitoso. "Cadillac Assembly Line"  non ci tiene per niente a farsi superare e mette in luce Paulie Cerra (sassofono), Lee Thornburg (tromba) e Nick Lane(trombone) che fanno bella mostra dei loro strumenti pronti ad accompagnare un sempre impeccabile Joe; se siete amanti del piano boogie allora apprezzerete il lavoro di Reece Wynans in "Boogie Woogie Woman", se invece preferite un tipo di piano più convenzionale, non potrete fare altro che appassionarvi al lavoro che svolge nell'accompagnare Bonamassa e il suo strumento, padrone della scena, durante "You've Got To Love Her With A Feeling".
Il cd si chiude con un encore d'eccezzione che rende omaggio ad ognuno dei tre "re": la splendida e strumentale "Hide Way" è di Freddie King, "Born Under Bad Signs" è uno dei brani più importanti del blues e del repertorio di Albert King. Per ultime vengono "The Thrill is Gone" e "Riding With The KingS" di B.B. King, mentore del giovane Bonamassa che ha dichiarato : "Il mio unico rammarico è che B.B. non ascolterà mai questo mio lavoro". In "Riding With The KingS" Bonamassa ci lascia sfoderando tutto il proprio repertorio più sofisticato tanto che il brano, sebbene non raggiunga l'apice della registrazione della coppia Clapton/King, ci si avvicina decisamente.


Tirando le somme possiamo dire che Joe Bonamassa si riconferma come l'ultimo dei grandi, l'unico che può portare il pesante fardello dell'eredità blues e che questo album è da avere assolutamente per ogni amante del genere e non. Tenete presente inoltre che parte dei proventi andranno alla "Keeping The Blues Alive Foundation" la fondazione no profit di Bonamassa che si occupa di promuovere il blues con borse di studio.

 

Il motto di Joe Bonamassa è "Always on The Road" e ha appena concluso un tour in onore di Clapton, Page e Beck. Direi di rimanere sintonizzati.

 





01. See See Baby
02. Some Other Day, Some Other Time
03. Lonesome Whistle Blues
04. Sittin’ On The Boat Dock
05. You’ve Got To Love Her With A Feeling
06. Going Down
07. I’ll Play The Blues For You
08. I Get Evil
09. Breaking Up Somebody’s Home
10. Angel Of Mercy
11. Cadillac Assembly Line
12. Oh, Pretty Woman
13. Let The Good Times Roll
14. Never Make Your Move Too Soon
15. Ole Time Religion
16. Nobody Loves Me But My Mother
17. Boogie Woogie Woman
18. Hummingbird
19. Hide Away
20. Born Under A Bad Sign
21. The Thrill Is Gone
22. Riding With The Kings

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