Iron Maiden
Fear Of The Dark

1992, EMI
Heavy Metal

Recensione di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 04/09/16

"D'un tratto ci rendiamo conto che wow, siamo nel 1992 ed improvvisamente nel mondo stanno succedendo un sacco di cose. C'è nell'aria quella sensazione che tu non possa uscire di casa senza incorrere nel pericolo che possa succederti qualcosa di brutto. Tutte queste sensazioni che ci martellano la testa fanno sì che... be', Fear Of The Dark non possa essere un album che parla di un mondo magico, dove tutti sono felici e potenti." Bruce Dickinson
 

Gli Iron Maiden di Steve Harris ridefinirono il metal nel corso degli anni ottanta, favoriti da qual brulicante panorama musicale inglese che progressivamente segrega il punk del decennio precedente a musica di nicchia. In piena crescita, sull'orlo dell'infallibilità, arriva il passo falso: "No Prayer For The Dying" esce nel 1990 suscitando fredde reazioni che fanno vacillare l'immagine della band la quale, tra le altre cose, si ritrova ad avere a che fare con un Bruce Dickinson sempre più attratto da una carriera solista.

 

Sull'orlo del precipizio davanti al quale Steve & Co. si ritrovano all'inizio degli anni novanta, la via più sicura potrebbe sembrare fare un buon passo indietro, verso quei riff veloci e musicali accompagnati da straordinarie cavalcate di basso, quelle tematiche epiche che hanno dominato il sound Iron Maiden per un decennio. Invece, la Vergine di Ferro decide di rischiare e fare un passo avanti, abbracciando un sound più graffiante e tematiche decisamente concentrate su problemi più terrestri, legati ad una quotidianità immediata. "Fear Of The Dark" lascia l'impressione di un lavoro coerente con sé stesso ma significativamente distaccato da tutto ciò che gli Iron Maiden sono stati in precedenza.

 

"Be Quick Or Be Dead" apre il nono lavoro degli Iron Maiden mescolando un riff veloce e ripetitivo a un falsetto graffiato. Il risultato è abbastanza inquietante da rispecchiare perfettamente le tematiche del pezzo, che denuncia la corruzione della società moderna. Segue "From Here To The Eternity", un addio alla cara vecchia Charlotte The Harlot, nonché un simbolico distacco dagli anni ottanta. In "Fear Is The Key", un'amara condanna all'AIDS, un riff orecchiabile dietro a cui il basso passa in secondo piano sembra amplificare il concetto chiave dietro la canzone. "Wasting Love", unica canzone d'amore in tutta la produzione maideniana, si apre con un malinconico assolo sopra un arpeggio da perfetta ballata hard rock.

 

In generale, ogni pezzo sembra essere scritto per venire immediatamente assorbito dall'ascoltatore. Le uniche due tracce leggermente più complesse sono la title track, unica presenza fissa estratta da "Fear Of The Dark" nei tour del ventennio seguente, e "Afraid Of Shoot Strangers", un capolavoro di crescendo musicali e magistrale uso di corde metalliche e vocali. Tralasciando poche eccezioni tra cui la title track e "Afraid Of Shoot Strangers", Fear Of The Dark rappresenta una svolta rischiosa per la Vergine di Ferro che potrebbe rivelarsi fatale; invece esso si rivela un album talmente buono non solo da ricevere reazioni positive, ma anche da gettare le basi per i seguenti gloriosi vent'anni di Iron Maiden.

 

Recensione a cura di Marta Scamozzi





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