Ginkgo Dawn Shock
Inward | Flare

2019, This Is Core
Progressive Rock, Post Rock

Tecnica e orecchiabilità si alternano in un lavoro notevole sotto ogni punto di vista.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 12/03/19

Il panorama underground italiano può regalare spesso piacevoli sorprese, anche per quanto riguarda generi che nel nostro Paese vengono purtroppo considerati di nicchia. È proprio questo il caso dei Ginkgo Dawn Shock, quartetto di Molfetta che dopo aver pubblicato l'esordio "Heed" nel 2015, è riuscito ad esibirsi al fianco di grandi nomi come i God Is An Astronaut. Successivamente i quattro sono tornati in studio dando vita al secondo album della loro carriera, "Inward | Flare".

 

Partendo dal background post rock della band, l'album si sviluppa principalmente nella direzione progressive, verso un sound in cui tecnica e orecchiabilità vengono intrecciati con sapienza, andando a formare brani solidi e efficaci. Il quartetto prende ispirazione da band leggendarie come i Tool, ma la proposta viene sviluppata in una componente fortemente personale, in grado di esaltare il minuzioso lavoro di tutti i musicisti. L'instancabile e martellante sezione ritmica ad opera di Gilberto Bufi e Gabriele Terlizzi funge da motore in ogni brano ed è in grado di dare una marcia in più a tutto il lavoro, fornendo anche un validissimo sostegno alle trame dei chitarristi Giordano Bufi e Alessandro Ciccolella, autore inoltre di un'ottima performance vocale. L'espressività del cantante cambia volto ad ogni pezzo e risulta estremamente efficace il continuo passaggio tra sussurri, linee melodiche e un cantato a tratti estremo.

 

Da lodare è anche l'opera di songwriting e arrangiamenti: ogni traccia è una continua sorpresa e, nonostante la mancanza della classica forma strofa-ritornello e l'elevato tasso di tecnica, i brani si lasciano ascoltare con estrema facilità e non annoiano minimamente, sostenuti da una formula assolutamente vincente. Luce e ombra si alternano in una tracklist senza alcun filler: i pezzi mostrano a tratti ritmi intricati, sostituiti da riff martellanti e parti più melodiche e solari, come nel favoloso finale di "Glacier". I punti più alti dell'opera trovano posto in "Mankerat", un'irresistibile epopea prog dark e nella conclusiva "No Summer In Ohio", sottolineata dal pesantissimo riff finale.

 


Forse, considerando il genere di appartenenza, "Inward | Flare" non è un album con cui i Ginkgo Dawn Shock potranno raggiungere un ampio pubblico in Italia, ma tralasciando questa triste riflessione, non rimane che applaudire al lavoro che la band pugliese ha saputo proporre. A mettere il fiocco ad un album notevole sotto ogni punto di vista è la produzione cristallina, in grado di mettere ancora più in risalto il grande lavoro dei musicisti. Se, come si dice spesso, il secondo album è davvero il più difficile, non vediamo l'ora di scoprire fino a dove potranno spingersi i Ginkgo Dawn Shock.





01. Sadcasm
02. Klys
03. Mankerat
04. Kyrie
05. Yedinyy
06. Glacier
07. Solar
08. Allistee
09. Ljos
10. No Summer In Ohio

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