Interpol
El Pintor

2014, Matador Records
Alternative Rock

Interpol o El Pintor, mettetela come volete: sono sempre loro, rabbia latente sotto bei vestiti ordinati.
Recensione di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 23/09/14

Dopo quattro anni di lunga attesa, gli Interpol ritornano sulle scene con la loro solita eleganza, sbalorditiva per una rock band. Ci avevano lasciati con l'omonimo "Interpol", e li ritroviamo con "El pintor", anagramma del loro stesso nome. Eloquente, un po' come dire: "Abbiamo rimescolato le carte, ma la sostanza è la stessa", insomma. E tra i vari rimescolamenti, sicuramente uno dei principali è stato l'addio di Dengler al basso.

 

"El pintor", autoprodotto dalla band, viene registrato agli Electric Lady Studios di New York con l'aiuto di James Brown (Foo Fighters, Arctic Monkeys), Alan Moulder (My Bloody Valentine, Nine Inch Nails) e Greg Calbi al mastering, e vede anche il contributo di Brandon Curtis dei The Secret Machines alle tastiere, Roger Joseph Manning, Jr.(Beck) alle tastiera in Tidal Wave e Rob Moose (Bon Iver).
"All the rage back home" anticipa e apre il quinto lavoro dei newyorkesi, suonando indiscutibilmente molto "Interpol", tanto che sembra uscito da "Antics"; la voce di Banks e i riff acidi di Kessler definiscono, come sempre, ogni singolo brano, diciamo una "Same town, new story", sempre a sostegno del fatto che nonostante i quattro anni passati e i cambi di formazione non ci sono state grandi rivoluzioni. "My desire" si piazza tra i brani favoriti dell'album, con quella chitarra così ridondante che ti rimane fissa in testa, insieme a una "My blue supreme" che viaggiando all'interno dei confini dello stile Interpol sa creare sorprendentemente una nuova sfumatura. Nonostante le critiche, "Twice as hard" chiude questo album in una perfetta aria eterea, con quegli archi malinconici e aperti.

 

Lontano dallo splendore di "Antics", El pintor è un lavoro piacevole, fa apprezzare le nuove idee, fa mantenere alla band la sua posizione di privilegio all'interno della cerchia delle band new-wave dei nostri tempi. È un album maturo, di classe, dalle atmosfere raffinate, una digressione di dieci brani sui turbamenti della vita. Ma insomma, un po' di quella rabbia forse dovevano tenersela.





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