Asphyx
Incoming Death

2016, Century Media
Death / Doom metal

Qui si celebra una tradizione tramandata dall'istinto e che fa dell'istinto un'intuizione acida e spietata
Recensione di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 30/11/16

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano", recita la nota formula; ed è questo che fanno gli Asphyx da ormai vent'anni. Loro, che per non cedere in alcun modo alle lusinghe di una produzione generosa, per l'esordio, "The Rack", chiesero un budget basso, sfidando il pubblico con una professione a tutto tondo di fedeltà ad un sound e ad una scuola che nel 2017, con questo nuovo "Incoming Death" e una major come Century Media alle spalle, non tradiscono. Il rito che officiano da due decadi è sempre lo stesso, nè mancano i fedeli. In questa confortante assiduità, vive l'efficacia della formula rituale. Morti una volta, sono poi risorti.

 

Tua la via; già, quella aperta a fine anni '80 da alfieri del death grezzo e dritto in faccia come gli Entombed ed incastonata nel tempo, a colpi di 88mm da quella divisione corazzata che ha per nome Bolt Thrower. Tutti nomi noti agli olandesi, compari di viaggio e di palco.

 

"Incoming Death" guarda al passato e lo fa nel pieno stile Asphyx, alternando brani dal minutaggio furiosamente breve e forsennato, ad altri più lenti, corrosivamente ammiccanti alla cadenza post bellica del doom. Sognatevi le aperture melodiche e abbeveratevi a quelle scarse fonti di accordi appena addolciti dalla lentezza che non tributano alla feralità travolgente delle chitarre estreme. Questo è il massimo concesso ad un vago concetto di melodico dai brani più lunghi della cartucciera: "The Grand Denial", crocifisso al mezzo della scaletta, abbandona per qualche istante la chitarra ad un concetto vago di melodia alternato, in modo straniante, specialmente nel finale, ad una seconda parte solenne, oscuramente marziale e ben presto spazzata via dalla brutalità della titletrack; eccola allora, nemmeno due minuti: "Incoming Death", è un discorso che non si perde in ondivaghe meditazioni sulla morte, il suo è piuttosto l'istante stesso di una affermazione di fatto che la batteria di Hüskens raccoglie al balzo, senza arrestare il cingolato.

 

La peculiarità di quest'album è quella di presentarsi come un fronte compatto, granitico di 11 bocche da fuoco ed al contempo, nella sua sostanziale e orgogliosa assenza di varietà (dovrebbe essere diversamente?), differenziarsi sul piano delle cadenze e dei ritmi come solo il mestiere insegna: avremo allora "Forerunners of the apocalypse", classica cavalcata di chitarre, mentre "Division Brandeburg", uno dei brani più immersivi e riusciti, dal fascino militare, accelera il passo di marcia in una avanzata di carri pesanti: in mancanza di quelli, è imperativo non sottovalutare la potenza motrice di un trattore. O ancora "It comes from the Skies", che punta su una velocità ancora maggiore, senza far sconti sul prezzo schiacciante della gravità e cala giù con la potenza motrice di un John Deere lanciato fra i campi della Lomellina.

 

Crocevia di generi che non han mai fatto mistero della propria storica fratellanza: death, doom e thrash, "Incoming Death" vive e prospera nella ruvida monotonia officiante di Van Drunen, voce che rinuncia ai paramenti suadenti di ogni altra forma di cantato che non sia la propria nota rauca, graffiata da gola ferita; nè l'album è un sanguinolento patchwork di brutalità e nonsensi verbali.

 

Nel rispetto assoluto della tradizione, in parole (il titolo) e immagini (la cover), si cela anche uno sguardo lucido e disincantato sugli aspetti più crudi della società globale. C'è un pezzo molto interessante che ne è prova, specialmente con quell'insolito, brevissimo giro di pianoforte in chiusura, il quale rivela malinconia senza lasciarle spazio.

 

"Subterra Incognita", questo il titolo, rallenta su chitarre distorte e dispiega il proprio testo, inizialmente come una allucinazione, (che pare rimandare alla opener del disco, "Candiru", singolare nome del pesce vampiro, qui latore di una insolita allegoria, e facilmente assimilabile all'evocazione di qualche divinità esotica): Network of forsaken caverns/ Extensive catacombs, salvo poi accorgersi che oggetto di questa claustrofobica descrizione è la nostra società, quella dei "White trash" negli USA (per usare un termine di moda in questi giorni) e più in generale quel sottobosco sociale di povertà estrema e sopravvivenza sotterranea:

 

Illegal electricity
Anonymous pregnancies
Hidden away from charity
On the walls, occasionally
Decorative graffiti
Remarkable art galleries
Here they feel where they belong
Residents speak the same tongue
'Up top' everything is wrong
Degeneration process
Evolving nonetheless
In despair and hopelessness

 

Le fa eco "The Feeder", brano nel quale compulsione e coazione a ripetere incrociano la via dell'arrivismo che divora e produce, nel consumo sfrenato, una meschina ascesa sociale improntata al decadimento; difficile districare, nell'orgia del consumo meccanico, l'impulso alimentare da quello del possesso.

 

Non manca l'ironia nel presunto quadretto sociale costruito dagli Asphyx, dopotutto: a "romance" begins.

 

Insomma, non manca nulla: accanto al protocollo della guerra, che sia nel futuro di "Wardroid" o si manifesti nella rievocazione storica della celebre Divisione Brandeburgo (l'equivalente tedesco dei commando britannici), si sgrana il rosario della società sostanzialmente incapace di guardare ai risultati delle proprie deviazioni.

 

Quali dunque le conclusioni? Nessuna defezione. La leggenda si tramanda. "Incoming Death" conosce la via di casa, riconosce l'eredità dei suoi padri ed ama con sfrontata autenticità ravvivarne i colori, pur senza tradirne le note fattezze: il rito ventennale degli Asphyx si rinnova. E non c'è spazio per il languore delle emozioni, col loro specchiarsi in sapienti accordi lacustri. Qui si celebra una tradizione tramandata dall'istinto e che fa dell'istinto un'intuizione acida e spietata.

 





01. Candiru
02. Division Brandenburg
03. Wardroid
04. The Feeder
05. It Came From The Skies
06. The Grand Denial
07. Incoming Death
08. Forerunners Of The Apocalypse
09. Subterra Incognita
10. Wildland Fire
11. Death: The Only Immortal

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