Lycia
In Flickers

2018, Projekt Records
Darkwave

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 02/12/18

Il viaggio artistico dei Lycia può essere diviso in due grandi tronconi: dopo una prima parte di carriera orientata a una darkwave morbosa e atmosferica, nella seconda la band dell'Arizona ha preferito concentrarsi, complice l'ingresso in pianta stabile della singer Tara Vanflower, su un sound incorporeo e ambientale, non tradendo, comunque, le oscure radici di inizio percorso. Se nel 2015 l'uscita di "A Line That Connects" rappresentò una sorta di compendio di entrambe le fasi, il nuovo album "In Flickers", nato da un brano progettato per la precedente release e rimasto incompiuto, conferma come il combo guidato da Mike VanPortfleet costituisca un'entità vivente in continua evoluzione: la capacità dei nostri, infatti, di rimescolare, con grazia polimorfa, le numerose essenze del proprio brand, appare davvero encomiabile. 
 
 
Basta ascoltare il battito regolare e ossessivo di "A Failure" e "Mist" per accorgersi di quanto il gruppo intenda non precludersi strade percepibili già nei lavori anteriori e, forse, mai battute con tale efficacia e accuratezza: merito del ritorno in formazione di John Fair e della cadenza della sua drum machine, programmata su ritmi vicini all'EBM meno futile ed epidermico. Il quartetto, oltretutto, non si fossilizza soltanto sulla consueta evocazione di paesaggi infiniti ed evanescenti, ma costruisce, invece, delle canzoni maggiormente strutturate rispetto al passato, in virtù anche dell'incisivo contributo di David Galas in sede compositiva: i fraseggi acidificati di "The Path e "Autumn Into Winter", il folk apocalittico di "She", la gelida psichedelia al limite del post rock di "Rewrite", le iniezioni d'etere di "25 Years", i riverberi di "34 Palms" e "Late Night In Solitude", glassano l'astrattezza cosmica dei sintetizzatori di un'eco crepuscolare al tempo stesso mesta e consolante. E quando la title track, posta significativamente quale opener del lotto, sembra richiamare la cupa e frammentaria claustrofobia di "Ionia" (1991), ebbene, risulta difficile nascondere un moto di gaudioso trasalimento, pari al brivido provato nell'addentare la madeleine proustiana.
 
 
Qualche nuvolone nero, la nebbia, gli sprazzi di luce: i Lycia, benché non annaspino più in avvallamenti gotici, né brancolino ancora tra le asperità desolate dei gulguta antartici, lasciano nell'animo quella diffusa sensazione di rassicurante malinconia che insorge a seguito di acute sofferenze. Malgrado, a volte, "this glory slips away".




01. In Flickers
02. A Failure
03. The Path
04. She
05. 25 Years
06. Mist
07. 34 Palms
08. Rewrite
09. Late Night Solitude
10. Autumn Into Winter

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