Primitive Man
Immersion

2020, Relapse Records
Sludge/Funeral Doom/Noise

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 13/08/20

"Now you're a grown man and you're fucked"

In "Caustic" (2017), i Primitive Man cercarono di spingere lo sludge/doom oltre i limiti consentiti dal genere: quasi ottanta minuti di una barbarie impressionante e vischiosa, in cui abrasive iniezioni di rumorismo e secchiate di flussi dronici concorrevano alla creazione di un maelström cupo, nodoso, asfissiante. Una mossa compositiva audace e in grado di suscitare opinioni contrastanti: per alcuni un capolavoro di depravazione, per altri un esercizio stilistico pretenzioso e fine a sé stesso. Indipendentemente dai vari giudizi, il secondo album degli statunitensi deve considerarsi un esperimento estemporaneo, al quale risponde un "Immersion" snello, dalla durata contenuta, vicino in questo senso al folgorante esordio "Scorn" (2013), ma diverso da esso per la gestione dello spettro sonoro. Abbandonati mid-tempo e D-beat, l'act del Colorado precipita definitivamente nelle acque torbide del nichilismo più ripugnante, con il subdolo conforto di claustrofobiche pareti noise e di un contorto sferragliare di dissonanze.

Sostanzialmente, dunque, il nuovo disco prosegue sui solchi di quello scorso, triturando Buzzov•en, Esoteric e Khanate in un dinamismo tensivo che nel predecessore risultava un po' diluito; il che non vuol dire, però, che la band abbia adottato un approccio poco laborioso, malgrado le frenetiche esplosioni e l'intelligibilità "metal" di un pezzo come "Menacing" spingerebbero a credere il contrario. Il trio di Denver macina fango industriale dai tratti funeral estenuante nel suo incedere ossessivo, con intramuscolari di feedback talmente perforanti che tracce della cattiveria di "The Lifer", "Entity", e soprattutto della brevissima e merzbowiana "∞", si gonfiano di insostenibile e disgustoso orrore verso l'umanità senza mai trovare né desiderare un momento di tregua. E quando in "Foul" e "Consumption" il gruppo rompe - relativamente - la soffocante coltre di ribrezzo cesellata nell'abbrivio, dall'oscurità saltano fuori lacerti melodici così amari e rabbiosi da cancellare qualsivoglia traccia di consolazione.
 
La vera forza dei Primitive Man risiede nella capacità di trascinare gli ascoltatori in un gorgo abissale, privo d'uscita e pregno di odio digrignante. Un'esperienza - e un artwork - non per stomaci troppo deboli, è evidente, eppure calarsi in "Immersion" non potrà che fornire la giusta veste misantropica per affrontare le imponderabili schizofrenie del mondo moderno.




01. The Lifer
02. Entity
03. Menacing
04. ∞
05. Foul
06. Consumption

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