Ian Gillan & The Javelins
Ian Gillan & The Javelins

2018, earMusic
Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 01/09/18

Parliamoci chiaro: alla notizia dell'uscita di un disco di cover da parte di una band tutt'altro che imberbe, il pensiero corre subito allo stracco revival di un periodo di furore giovanile sepolto per sempre. Tuttavia il primo album omonimo di Ian Gillan in compagnia dei suoi cari The Javelins, vecchi amici con cui il frontman dei Deep Purple, pur non incidendo nulla, iniziò la propria carriera artistica ancor prima di entrare negli Episode Six di Roger Glover, appare un gradevole e affettuosa rivisitazione di alcuni classici degli anni '50 - '60; registrato in appena cinque giorni ai Chameleon Studios di Amburgo, il platter non delude soltanto i nostalgici di una determinata epoca musicale, ma, in virtù di un sound nitido e brillante e di arrangiamenti intelligentemente ridotti all'osso, si rivela un fresco divertissement anche per generazioni meno attempate. 

 
E così, mentre il pianoforte scatenato di Don Airey provvede ad aggiungere un tocco di classe e dinamismo ad "High School Confidential" di Jerry Lee Lewis e all'iconica "Rock And Roll Music" di Chuck Berry, ecco che una chitarra leggermente più vigorosa irrobustisce l'R&B dei Drifters ("Save The Last Dance For Me"); in "Dream Baby (How Must Long I Dream)" e "Little Egypt (Ying-Yang)", poi, la curiosa presenza dei corni rende lo swing dei due pezzi ancora più stuzzicante. Non mancano omaggi a Buddy Holly ("It's So Easy!", "Heartbeat") e al Bo Diddley Beat ("Mona (I Need You Baby)"), né viene messo da parte l'amore per il blues e Howlin Wolf ("Smokestack Lightinin'): brani interpretati con rispetto e verve sorprendente, ai quali il singer britannico aggiunge il fascino di una timbrica che accantona gli acuti tellurici del passato per approdare a una resa vocale duttile e sfumata. 

 
"Ian Gillan & The Javelins" ha il sapore dei memorabilia conservati con innocua ossessione e esibiti in pubblico a seguito di una decennale latenza in un'elegante custodia: se l'appagamento uditivo è assicurato, colpisce la disarmante disinvoltura dei maturi giavellotti, di certo non professionisti stricto sensu, nell'affrontare lo storico repertorio tenendo ben lontano lo spettro della reunion da dopolavoro ferroviario. Le case di riposo possono aspettare.





01. Do You Love Me
02. Dream Baby (How Long Must I Dream)
03. Memphis, Tennessee
04. Little Egypt (Ying-Yang)
05. High School Confidential
06. It's So Easy!
07. Save The Last Dance For Me
08. Rock and Roll Music
09. Chains
10. Another Saturday Night
11. You're Gonna Ruin Me Baby
12. Smokestack Lightnin'
13. Hallelujah I Love Her So
14. Heartbeat
15. What I'd Say
16. Mona (I Need You Baby)

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