iamamiwhoami
BLUE

2015, To whom it may concern.
Elettronica

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 25/07/15

E' brutto nascere, artisticamente parlando, come un fenomeno hipster. Perché nel momento in cui l'aura di "coolness" e leggenda che ti circonda comincia lentamente a svanire, inesorabilmente il volitivo pubblico che ti segue ti declassa da nuovo messia di chissà quale rivoluzionario messaggio musicale, al nulla.

 

Ad iamamiwhoami - realtà audiovisuale svedese dietro cui si nasconde la frontwoman Jonna Lee ed il produttore Claes Björklund - è successo un po' questo: partiti con dei corti ad effetto su YouTube, una volta che dietro al progetto si è rivelata esserci non una chissà quale star della scena elettronica nordica ma una "semplice" ragazza, il castello ha cominciato ad incrinarsi leggermente. Nulla che il mediometraggio/secondo inciso "Kin" non potesse sistemare, grazie al mesmerismo di un groove elettronico distorto, e questa idea di fascino attraverso la metafora e l'inusuale espressa nei videoclip di accompagnamento dell'opera, costantemente sospesi tra la dolcezza della favola e l'inquietudine del thriller, un contrasto perfettamente rispettato anche nella musica del duo.

 

Oggi però, per il terzo inciso in carriera, iamamiwhoami concepisce l'inosabile, un "crimine" ampiamente intuibile sin dalla cover di questo "BLUE" che sembra presa di pari passo dalla reclame di un eau de toilette qualsiasi. Perché per la loro opera più recente, Claus e Jonna si abbandonano alle confortanti braccia della luminosa melodiosità del pop. E non di un pop qualsiasi: ma di quello sintetico ‘80s iper-abusato in questi ‘10s e di cui anche gli hipster stessi cominciano - a ben ragione - a non poterne più.

 

Tuttavia, c'è un "piccolo" cavillo che rende questo "Blue" un colore molto più intenso, brillante ed interessante di quanto non dipinto da molta stampa - sia estera che nazionale. Il disco, difatti, è sì molto più dritto e rapidamente assimilabile rispetto all'operato del passato del duo (soprattutto dell'esordio riassemblato postumo di "Bounty"), ma nondimeno esso è sorretto da un'interessante aura di sospensione dreamy, che conferisce fascino all'opera. Proprio come quelle ombre che arrivano a perturbare una Jonna immersa in paesaggi - sia nordici che tropicali - incredibilmente perfetti nel mediometraggio di accompagnamento dell'opera, anche la musica di "Blue" si dimostra come disturbata da un elemento di "stortura". Che sia il mistero che si impossessa di un ritmo incalzante (il dream pop che contamina sia "Fountain" che la EDM 90's di "Tap Your Glasses"), la fascinazione tribale del jungle ("Ripple"), un tempo sincopato claudicante ed ipnotizzante ("Shadowshow): tutto contribuisce a rendere questo chiaro omaggio di Jonna a Cindy Lauper ("Blue Blue", "The Last Dancer") e Madonna ("Chasing Kites", "Vista") incredibilmente sfizioso, anche nei confronti delle orecchie più disabituate all'elettronica o - per contro - decisamente saturate dal synth pop. Ed ecco che il meccanismo si scopre essere nientemeno che lo stesso di "Kin", solo vestito di una stoffa diversa: più rifinita, colorata e plastica al tatto, ma incredibilmente confortevole una volta indossata. Dunque, nessun "tradimento" nell'intento artistico del duo; semmai, la precisa volontà di sperimentare su un territorio inusuale per loro, anche se incredibilmente riconoscibile per le masse.

 

Su tutto, poi, ancora una volta una storia di redenzione emotiva dopo l'ennesima rottura sentimentale, narrata con la solita maestria da una Lee che sa essere al contempo strega, fata e madre consolatrice, in un'intonazione che gli ascoltatori di musica gotica non faticheranno a riconoscere immediatamente come famigliare (negli effetti, Jonna ricorda una Liv Kristine più sporca e passionale). Una purificazione e realizzazione interiore da completare, stavolta, con l'ausilio dell'azione lavante dell'acqua, un liquido tanto comune quanto affascinante nel suo poter essere al contempo ghiaccio e mare. Proprio come la musica di "Blue", che può essere sia caldamente pop, quanto glacialmente post, in un abbraccio senza soluzione di continuità in grado di purificare le orecchie ed il cuore di chi ascolta, nonché gli occhi di chi preferisce vedere.





01. Fountain
02. Hunting For Pearls
03. Vista
04. Tap Your Glass
05. Blue Blue
06. Thin
07. Chasing Kites
08. Ripple
09. The Last Dancer
10. Shadowshow

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