Hellyeah
Welcome Home

2019, Eleven Seven Music
Groove Metal

"Welcome Home" è un disco in pieno stile Hellyeah: aggressivo, carico di groove, potente, impattante, perfettamente coerente con i suoi predecessori e fedele al trademark creato in più di una decade di attività
Recensione di Federico Falcone - Pubblicata in data: 07/10/19

 

Prima di parlare di "Welcome Home", nuovo album degli Hellyeah, è necessario fare un tuffo nel passato e ripartire dal 2007. Sono passati tre anni dalla strage all'Alrosa Villa di Columbus, Ohio. E' da poco iniziato lo show dei Damageplan, band degli ex Pantera Dimebag Darrell e Vinnie Paul, quando Nathan Gale, marine congedato per schizofrenia paranoica, sale sul palco e scarica il caricatore della sua beretta M9 addosso al chitarrista di Dallas. Dime muore da lì a pochi minuti. Vengono raggiunti da colpi mortali anche il capo della sicurezza della band, Jeffrey "Mahyem" Thompson, uno spettatore e un'impiegata del live club. Gale, invece, è neutralizzato da un poliziotto.


Da quel momento la vita di Vinnie Paul non è più la stessa. Passano settimane, mesi, anni, ma non riesce a superare lo shock e il lutto per la perdita dell'amato fratello. Cosa lo tiene realmente in vita? La musica, ma anche il ricordo di colui che egli stesso ha sempre definito "il mio migliore amico", "il mio mentore", "il mio compagno di viaggio". Per lasciarsi alle spalle il dramma vissuto si getta a capofitto in un nuovo progetto dal nome Hellyeah, assieme a Chad Grey (ex cantante dei Mudvayne), Greg Tribbett, Tom Maxwell e Jerry Montano. Nel 2007 il disco d'esordio e il ritorno in pista. Questo frettoloso, ma inevitabile, preambolo è indispensabile per capire cosa questa band avesse realmente rappresentato per il batterista texano e per il mondo dell'heavy metal più in generale. Una seconda vita, per il primo, una grande opportunità, per il secondo, di non perdere per sempre uno dei suoi musicisti più talentuosi e amati delle ultime decadi. Gli Hellyeah, infatti, diventano per Vinnie l'unico modo possibile per metabolizzare la tragedia avvenuta l'8 dicembre del 2004. Arriva addirittura a sostenere che "ogni sera salgo sul palco perché è ciò che Dime avrebbe voluto che facessi. Se smettessi di suonare, non credo che me lo perdonerebbe mai". Dodici anni dopo siamo qui a parlare del nuovo album della formazione statunitense, il sesto della discografia ma il primo senza di lui, scomparso il 22 giugno del 2018.

 

"Welcome Home" è un disco in pieno stile Hellyeah: aggressivo, carico di groove, potente, impattante, perfettamente coerente con i suoi predecessori e fedele al trademark creato in più di una decade di attività. Fin dalla copertina si presenta come un omaggio al compianto Paul: una porta da cui partono dei raggi di luce che, se aperta, probabilmente conduce all'eternità. Nelle dieci canzoni presenti in questo full-lenght sono contenute le ultime registrazioni di Vinnie e, anche in questa circostanza, la sua presenza è quanto mai ricercata e voluta. Un testamento musicale che non poteva essere lasciato da parte. Le parole di Kyle Sanders, bassista del gruppo, sono chiarissime: "Sarebbe estremamente deluso da noi se non promuovessimo correttamente questo disco. Sarebbe incazzato con tutti se ci fossimo impegnati così duramente per finire il disco e lo avessimo lasciato lì, sullo scaffale, mentre mettevamo un paio di canzoni alla radio e quant'altro". L'opener "333" e la successiva "Oh My God" mettono subito le cose in chiaro: non aspettatevi un lavoro di autocommiserazione, depresso, sottotono, poco ispirato, bensì un assalto frontale di riff abrasivi, voce dirompente e, ovviamente, una sezione ritmica devastate. Si, più del solito. Che omaggio sia, fino in fondo. Si alza il piede dall'acceleratore con la title track, "I'm The One" e "Black Flag Army" in cui emerge tutta l'ecletticità dei musicisti che si riverbera su un songwriting ispirato come non mai. Ed è proprio questa la sensazione che ti accompagna fino alla fine dell'album, ossia che gli Hellyeah abbiano sfornato uno dei migliori dischi della loro carriera. Prima di arrivare alla fine della tracklist, però, c'è ancora spazio per un momento toccante, quasi commovente. "Skyy And Water" è una ballata senza batteria. Scelta questa che, voluta o meno, fa emergere ancora di più l'assenza dietro le pelli dell'amatissimo Paul, quasi a volerne sottolineare il vuoto.

 

Cosa la band deciderà di fare da qui in avanti non ci è dato saperlo. Il futuro, però, prevede promozione e tour in ogni angolo del globo esplorato ed esplorabile. I prossimi mesi saranno un lungo omaggio a quel "Big Vinnie" che troppo presto ci ha privati della sua monumentale bravura, del suo sorriso, della sua voglia di vivere e della sua musica. "Welome Home", invece, è punto di arrivo e punto di partenza di una band che dovrà trovare la sua strada senza la sua stella più luminosa. Ma ora godiamoci il presente e alziamo al massimo il volume del nostro stereo, questo disco è davvero un gran lavoro!





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