Grandine
Origami

2018, Autoproduzione
Pop-rap/trap

Recensione di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 21/01/19

Polistrumentista siciliano dall'animo sensibile e malinconico, Marco Cappugi, in arte Grandine, dà avvio al suo progetto solista, "Origami", dopo aver militato per un quindicennio nella scena punk, hip hop e metal. Oggi ha le spalle larghe: uno studio di video making con il quale cerca di lanciare gli artisti emergenti, l'esperienza di chi ha composto e prodotto svariati album, ma ora sente l'esigenza di intraprendere un nuovo percorso artistico. "Origami" infatti nasce dall'idea che le vite delle persone che incontriamo nel nostro cammino si intreccino alla nostra e a volte si separino, esattamente come le pieghe di un foglio di carta si formano e si dispiegano per dare vita ad una figura complessa, appunto, un origami. Un concetto incarnato bene dai testi che l'autore propone durante le 10 tracce del disco, molto brevi, essenziali ma dirette, e rivolte a chi è in cerca della propria strada, della propria dimensione, a chi si sente fuori posto e cerca conforto nelle piccole cose. Grandine parla soprattutto ai più giovani con la franchezza di chi si sarebbe voluto sentire quelle parole in prima persona durante gli inevitabili momenti di difficoltà della vita.

 

Il maggiore problema del disco è che la realizzazione effettiva non rende giustizia all'idea dell'artista. Non solo a causa dei testi, che comunque hanno la funzione di essere interpretati in modo chiaro dagli ascoltatori, ma piuttosto per via delle tracce vocali del disco, rimpilzate di autotune ed effetti che strizzano l'occhio alle sonorità della trap italiana. Più positivo il giudizio riguardo le basi strumentali, che provano a sfruttare le potenzialità espressive di alcuni strumenti (l'ukulele in "Giorni di Pioggia", l'intro di pianoforte in "Vetro" e il ricorso alla chitarra sia acustica che elettrica), mentre su quelle elettroniche si ricade talvolta nel "nulla di nuovo". Buono il primo singolo dell'album "America", un pezzo che parla d'amore in modo sincero, aperto, e limita al minimo i risvolti negativi degli effetti elettronici, svelando una vocalità meno precisa ma sicuramente più d'impatto, soprattutto nell'ispirazione del ritornello cantato alla Fabrizio Moro, una strada potenzialmente da perseguire anche nel resto delle tracce. I pezzi più lenti poi ("Emisfero") si connotano a tratti per carenza di verve, nonostante qualche sintetizzatore tenti di risollevare le sorti del brano. Altalenante il flow nelle parti rappate, come su "In Caduta Libera", mentre in altre si propone più vivace e ritmato ("Egoland").


Sebbene l'intento artistico dietro il primo progetto solista di Grandine sia nobile e ben concepito, il risultato finale sembra non sempre coincidere con le idee dell'artista, forse perché più attento a rispettare il proprio universo interiore che a unirlo a un'efficacia comunicativa costante. In un periodo musicale italiano dove l'emergere di artisti come Ultimo cerca di rinnovare l'approccio al testo scritto e all'intimità, "Origami" risulta leggermente sottotono, ma comunque in linea con i gusti odierni.





01. In Caduta Libera

02. America

03. Airone

04. Venere

05. Egoland

06. Neve

07. Comete & Coltelli

08. Emisfero

09. Giorni di Pioggia

10.  Vetro

LiveReport
Pixies - UK & Europe Tour 2019 - Bologna 11/10/19

Recensione
Nick Cave & The Bad Seeds - Ghosteen

Videointervista
Lacuna Coil: Cristina Scabbia, Andrea Ferro

Recensione
Lacuna Coil - Black Anima

Recensione
Helloween - United Alive

Intervista
Johnny Marr: Johnny Marr