Gotthard
Bang!

2014, PIAS
Hard Rock

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 07/04/14

Nella realtà musicale contemporanea, caratterizzata dall'ormai inflazionato trend di rincorse verso il successo seguite da altrettanto repentini scivoloni, i Gotthard continuano a dimostrarsi l'eccezione che conferma la regola. Se è vero che la sfida più ardua per una band è mantenere standard qualitativi elevati, nei tempi richiesti dal mercato, la formazione svizzera non è mai parsa influenzata dal problema. All'approcciarsi quindi al loro ultimo lavoro, si ha quindi la garanzia di aver tra le mani un disco di valore, l’unico dubbio che si può avere è se si attesti tra il buono e il molto buono.

Uscito a distanza di due anni dal precedente “Firebirth”, “Bang!” ha sia il difficile compito di confermare quanto conquistato dai Gotthard in precedenza, che di onorare le enormi aspettative di tutti i fan. Se quest'ultimo aspetto vale ovviamente per qualsiasi band, per gli svizzeri è amplificato dal fatto che “Bang!” è in effetti il primo vero lavoro portato a termine dopo la tragedia consumatasi quattro anni fa. La prima cosa che colpisce di questo disco è sicuramente l'altissimo livello di produzione, curata da Charlie Bauerfeind e da Leo Leoni. Per rendersene conto basta ascoltare la title-track: suoni di chitarra molto saturi accendono il massiccio riff, per poi ammorbidirsi nel ritornello al fine di esaltarne il lato più melodico. Se l’opener risulta un ottimo antipasto, è con la successiva “Get Up ‘N’ Move On” che si alzano decisamente i ritmi per uno dei brani più riusciti del lotto. Da qui in poi il disco sembra composto da una molteplicità di anime diverse. Difatti, se pezzi come “Jump The Gun”, “Red On A Sleeve” e “Mr. Tricket Man” rappresentano l'indole più rock della band, forse è con l’accoppiata “Spread Your Wings”-“I Won’t Look Down” che i Gotthard ci sorprendono. I suoni sembrano usciti direttamente dagli anni ’70, richiamando il genio di Jimmy Page. I rimandi ai Led Zeppelin sono molto evidenti, soprattutto in “I Won’t Look Down” che, seppur sorretta da un riff molto interessante, paga un tributo decisamente significativo a “Kashmir”.

Resta comunque una terza anima ancora da analizzare ed è, a parere di chi scrive, la più interessante. I Gotthard ci hanno da sempre deliziati con la loro bravura nell’abbassare i ritmi a favore di brani molto toccanti e delicati e, anche all’interno di “Bang!”, ne abbiamo ottimi esempi. Partendo dal pop rock di “Feel What I Feel”, passando attraverso i delicati arrangiamenti di “C’est La Vie” e lo stupendo duetto di “Maybe”, è poi con la conclusiva “Thank You” che si raggiunge infine l’apice compositivo ed emotivo del disco. Il brano è una vera e propria suite di oltre 10 minuti che rappresenta il ringraziamento di Leo Leoni alla madre, scomparsa un anno fa. Ad ascolto ultimato, è proprio la track di chiusura a risultare la pagina più emozionante di uno dei migliori capitoli della discografia dei Gotthard.

Tutto sommato “Bang!” mostra un buon lavoro anche se, stavolta, bisogna ammettere che non è tutto oro quello che luccica. Per quanto i brani più intimi e delicati siano di qualità assoluta è nei pezzi più tirati e hard che la band non appare in grandissima forma. Non che si tratti di canzoni poco piacevoli, questo è certo, ma forse manca quella grinta e quel pizzico di originalità che avrebbe potuto regalare maggiore longevità al disco.





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