Sonic Youth
Goo

1990, DGC Records
Noise Rock, Alternative Rock

Recensione di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 26/06/18

Una delle band più innovative del XX secolo, ideatrice di un modo nuovo di concepire il chitarrismo, icona nella cultura popolare, riuscì ad accentrare in sé i metodi espressivi del rock fino ad allora conosciuto e a creare come risultato un'estetica sonora rivoluzionaria. Dopo essere passati per un sound inizialmente molto vicino alla psichedelia di Velvet Underground, The Stooges e Grateful Dead, l'ingresso negli anni '90 per i Sonic Youth fu segnato dall'uscita del sesto album in studio, "Goo", disco sotto alcuni aspetti differente rispetto ai lavori del passato.

 

Si tratta del primo album della band ad essere prodotto da una major, la DGC Records (qualche mese più tardi produrrà "Nevermind" dei Nirvana); i Sonic Youth avevano collaborato solo con etichette indipendenti prima di allora ma grazie al successo ottenuto dal precedente "Daydream Nation" di fine anni '80, vero e proprio punto di svolta per la band, e ad attriti sorti con Enigma Records, ad un cambiamento stilistico corrispose un'inversione di tendenza. Dunque si può individuare l'inizio di una seconda fase: grazie al doppio album del 1988 il sound della Gioventù Sonica divenne accessibile, le sferzate chitarristiche si trasformano in riff penetranti, senza mai perdere il gusto per la sperimentazione e l'utilizzo di attrezzatura non convenzionale: i Sonic Youth avevano posto le basi per definire il moderno "noise-rock" e per affermarsi come fenomeno popolare. In questo senso "Goo" continua sul sentiero già tracciato, sublimando il necessario cambio di rotta in un disco superbo, un'opera che trasuda ribellione e cultura pop. 

 

La genesi dell'album ebbe inizio un anno prima della sua pubblicazione, nel 1989, quando Lee Ranaldo pensò al titolo "Blowjob" dopo aver visto un'opera di Raymond Pettibon raffigurante le labbra di Joan Crawford, ma, costretti dalla casa discografica, come titolo definitivo fu scelto "Goo" dal nome della traccia "My Friend Goo". Allo stesso processo fu sottoposta l'intera tracklist, che inizialmente presentava tutt'altri titoli e che in fase di produzione fu modificata anche nella struttura. Le demo originali comunque furono pubblicate nella versione deluxe del 2005. Ciò che ha permesso ai Sonic Youth di affermarsi come band di culto è anche la grande conoscenza della cultura popolare del XX secolo, alla quale la band ha sempre attinto a piene mani con il risultato di renderla propria. In questo senso "Goo" si presenta come un grande patchwork di elementi culturali, a partire dalla celeberrima copertina, che richiama una foto scattata nel 1966 a Maureen Hindley e al primo marito David Smith mentre guidano per andare a testimoniare contro la sorella Myra Hindley e Ian Brady, in seguito condannati per una serie di efferati delitti definiti "moors murders". Il vero elemento caratterizzante è la frase scritta accanto al ritratto della coppia: "Ho rubato il ragazzo a mia sorella. Era tutto un turbine di calore e un lampo. In una settimana abbiamo ucciso i miei genitori e siamo partiti." La didascalia fa da eco a quella riportata sul retro, dove la ragazza pulisce con un fazzoletto il viso del compagno, rassicurandolo: "Non è niente... Solo rossetto e un po' di sangue". L'originalità del progetto sta anche in questo, nella forte presenza dell'elemento femminile come motore narrativo, d'altronde la stessa cantantautrice e bassista Kim Gordon incarna più di ogni altra figura nel rock contemporaneo, l'immagine della frontwoman femminista, emancipata e trasgressiva.

 

"Dirty Boots" è la canzone che presenta "Goo" al mondo. Nella traccia "Goo Interview" contenuta nella versione deluxe, Thurston Moore la descrive come "una canzone che parla dell'essere on the road con il gruppo, in un furgone, attraversando la pianura. (...) La canzone parla dell'essere in tour, suonare nei club, pensando ai Rolling Stones, Muddy Waters, un circo rock and roll". Terzo ed ultimo singolo estratto dall'album, il concetto del viaggio, riportato dalla copertina, ritorna qui come tema iniziale. L'intro consiste in un crescendo di chitarra fortmente tensivo in cui emergono arpeggi e ritmiche massicce, sostenute da un basso penetrante. Appaiono chiaramente le novità armoniche dei Sonic Youth, a partire dall'insolita accordatura EGDGED, per arrivare alle distorsioni al limite della saturazione, dove la differenza tra chitarra solista e ritmica si fa sempre più impalpabile. Per quanto riguarda le percussioni, Steve Shelley si avvale delle pulsazioni motorik, di derivazione krautrok, e di maracas. Fortmente utilizzati i piatti e i suoni lunghi durante l'outro strumentale, che permette il passaggio da un'atmosfera quasi caotica ad una sospensione a-temporale sul finale. È idea diffusa che gli U2 abbiano tratto il riff di chitarra di "Vertigo" proprio da questo pezzo, contraendo sicuramente un notevole debito con le sonorità dei Sonic Youth.

 

La seconda traccia, "Tunic (Song For Karen)" è il pezzo più intimo dell'album. La canzone è dedicata alla figura di Karen Carpenter, magnifica voce dei The Carpenters, che morì nel 1983 a soli 32 anni dopo una lunga battaglia contro l'anoressia. "Era così magra che quando morì i suoi vestiti le calzavano come una tunica" racconta Kim Gordon, autrice e interprete impareggiabile di questo brano, abile nell'alternare il cantato al recitato, intensa e ipnotica nel raccontare l'esperienza dolorosa di una delle sue eroine musicali (si menziona la cover di "Superstar" dei The Carpenters contenuta nell'album "Juno"). "Lei voleva essere perfetta per noi. Un giornalista senza cervello la chiamò hippie, rendendola ossessionata dal suo peso" continua Gordon in "Goo Interview". La canzone si struttura come una conversazione fra la cantante e batterista americana e sua madre, emblematica la strofa "I feel like I'm disappearing / getting smaller every day / but when I open my mouth to sing I'm bigger in every way", che lancia il ritornello "You are never going anywhere", quasi a riportare le voci di coloro che estromisero Karen Carpenter dal business musicale, insinuatesi nella testa della giovane. L'intro quasi rassicurante lascia immediatamente spazio ad un frenetico e dissonante riff di chitarra, composto di sole due note, prima di confluire nel ritornello, che richiama le atmosfere psichedeliche dei primi dischi. Ad accompagnare l'ottima Kim Gordon in questa interpretazione, la voce di J. Mascis dei Dinosaur Jr. riproduce le parole di sottofondo, quasi impercepibili nell'insieme di suoni lisergici che compongono il brano.

 

Mentre le armoniche di chitarra svaniscono, il suono delle campane e dei colpi di bacchette, che sembrano fallire l'attacco al primo tentativo, introducono "Mary-Christ", la terza traccia, la più punk e scatenata dell'intero "Goo". Scritta da Thurston Moore, la canzone parla di una ragazza di cui il cantante e chitarrista era innamorato e con la quale si divertiva a pattinare sul ghiaccio. Tanto spazio viene lasciato all'abilità di Steve Shelley, che tuona sulla batteria scandendo le diverse parti del brano, prima una strofa in pieno stile Dead Kennedys, poi un ritornello che picchia sul charleston e uno special che sembra quasi una marcia di guerra, dove le chitarre di Moore e Ranaldo si intrecciano sfrecciando l'una sull'altra.

 

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L'outro di "Mary-Christ" reindirizza subito all'intro di "Kool Thing", primo singolo estratto dall'album, in una sorta di filo continuo. La canzone, cantata e recitata da Kim Gordon insieme al rapper Chuck D dei Pubblic Enemy, esprime tutto l'amore della cantante dei Sonic Youth per la musica hip-hop. L'ispirazione nacque da un'intervista che Kim Gordon ebbe l'occasione di fare al rapper LL Cool, che, a causa del suo atteggiamento misogino, finì bruscamente, con la cantante che colpì in testa con il suo taccuino l'intervistato. La canzone racconta del potere femminile nella cultura rock, dell'esercizio dell'agency femminile nella musica, tanto da essere citata anche da Elissa Schnappel nel libro "Here She Comes Now: Women in Music Who Have Changed Our Lives". Parlando di Gordon ha scritto: "ha trasformato l'esperienza in una critica sociale acuta e arguta di genere, razza e potere a cui si poteva ballare". "Le ragazze hanno inventato il punk rock, non l'Inghilterra, non gli Stati Uniti, ma le ragazze" commenta Kim Gordon a proprosito di "Kool Thing". Il brano, forse il più famoso dell'album, si scatena durante lo strumentale, rivelando tutta la controllata follia dei Sonic Youth, il riff di basso che accompagna la voce, rende il brano un vero e proprio inno moderno. Nella tracklist originaria, il pezzo appariva con il nome di DV2, cioè "Death Valley 2", a richiamare il pezzo di maggior successo del disco del 1985 dei Sonic Youth, "Bad Moon Rising", infatti in entrambe le tracce c'è una collaborazione, nel caso di Death Valley compariva l'icona no-wave Lydia Lunch. Brian Molko dei Placebo ha raccontato a proposito di "Kool Thing" che "senza questo brano, i Placebo non sarebbero mai nati".

 

Una menzione speciale merita la traccia successiva, "Mote", l'unica scritta e cantata dal chitarrista Lee Ranaldo, ingiustamente trascurata, in quanto rivela creatività fuori dagli schemi, composta da due parti cantate e tre parti strumentali noise-rock, di cui l'ultima costituisce la brillante conclusione. Prendendo il nome da una poesia di Sylvia Plath, "The Eye-Mote", questa rappresenta la traccia più lunga e densa del disco. Si passa in seguito alla title track "My Friend Goo", la più vicina ad un brano pop-rock di stampo tradizionale, scritta e cantata da Kim Gordon, è la traccia più semplice del disco. "Goo, chi è? Goo sei tu" racconta Gordon. "può essere una ragazzina di diciotto anni che ha voglia di divertirsi senza avere nulla da fare, oppure può avere un piano machiavellico per diventare una star della batteria multimilionaria". In realtà il nome Goo deriva dal protagonista del film "Sir Drone", dell'artista Ray Drotton Pettibon, che ha anche progettato l'artwork per l'album.

 

"Disappearer" è una canzone isparata da Patti Smith, secondo quanto dichiarato da Thurston Moore, e dal fenomeno degli U.F.O.: è il pezzo che meglio riesce a scedere a compromessi tra l'esuberanza creativa della band ed uno stile alternative rock più accessibile e convenzionale, seppur il prezzo aumenta di intensità verso la fine. "Mildred Pierce" al contrario ci mostra un Thurston Moore fuori controllo, esplosivo in urla e grida alla fine del brano che spariscono di colpo, alienando l'ascoltatore. Con il nome iniziale di "Blowjob", la traccia sarebbe dovuta durare più di 8 minuti.

 

"Cinderella's Big Score" ci restituisce un'immagine di Kim Gordon feroce, potente e diretta, la batteria è martellante e le chitarre sfuggono a qualsiasi inquadramento ritmico e melodico. Il risultato è uno dei pezzi più interessanti di tutto il repertorio dei Sonic Youth. Il video del singolo è stato girato da Dave Markey, regista anche del documentario "1991: The Year Punk Broke", che mostra le immagini del tour della band accompagnati da Nirvana e Mudhoney. Passando per l'intermezzo strumentale "Scooter And Jinx", si giunge all'ultimo pezzo, "Titanium Expose", una traccia che si costituisce lentamente e progressivamente, attraverso stridii e ritmiche a cento all'ora, prima di terminare con un outro più lenta. In questo contesto viene presentata tutta l'abilità della band nel realizzare una canzone di stampo pop fuori dal comune, altamente delirante e contenente suoni frammentati ed esplosivi, in pieno stile Sonic Youth. Il finale turbolento si realizza tramite una graduale uscita degli strumenti, che culmina con il suono del plettro che struscia contro le corde della chitarra, l'ultimo suono udibile.

 

"Broken bottles shine like jewels" canta Lee Ranaldo in "Mote", ed è forse questa la sintesi di "Goo": il suono affilato degli strumenti impreziosisce un'estetica musicale di portata straordinaria, che in questo disco raggiunge il suo apice. L'underground diventa raffinatezza stilistica, le tematiche riprese dalla cultura popolare assumono una forma elevata e quasi aulica. La cifra stilistica rivoluzionaria dei Sonic Youth si traduce quindi in una formula musicale geniale, condita da testi profondi, riuscendo così a rendere accattivanti e di tendenza tematiche importanti come il rapporto con se stessi e con gli altri, il femminismo, la protesta e la voglia di fare musica. Sarà per questo che, come già citato più sopra, Nirvana e Mudhoney decisero di seguire i Sonic Youth come band di apertura per il tour di "Goo" nel 1991, creando uno degli agglomerati artistici più importanti della scena rock di fine millennio, unito sotto la bandiera della ribellione, quella della Gioventù Sonica.  





01. Dirty Boots
02. Tunic (Song for Karen)
03. Mary-Christ
04. Kool Thing
05. Mote
06. My Friend Goo
07. Disappearer
08. Mildred Pierce
09. Cinderella's Big Score
10. Scooter and Jinx
11. Titanium Exposé

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