Bleed From Within
Fracture

2020, Century Media Records
Metalcore

Grazie al suo potente dinamismo non scevro di orecchiabilità, "Fracture" sicuramente non lascia indifferenti.
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 25/05/20

Spigolosi come ogni scozzese che si rispetti, i Bleed From Within non la mandano certo a dire quando occorre pestare sugli strumenti, e l'attenzione posta al songwriting li rende un'entità apprezzata anche al di fuori del pubblico strettamente metalcore. Nel 2018 l'uscita di "Era", dopo un lustro di silenzio e l'amaro addio del chitarrista storico Martyn Evans, rappresentò una sorta di rinascita per la band di Glasgow, un new deal che il tour in compagnia di nomi del calibro e della notorietà di As Lay I DyingCancer BatsLamb Of GodOf Mice & Men, provvide a marchiare di nobiltà. Al di là del titolo che potrebbe suonare fuorviante, "Fracture", il nuovo album in studio del combo, appare le naturale prosecuzione del lavoro precedente, complice la line-up immutata: lo stile, ormai libero dai vincoli dell'extreme, conserva una rilevante dose di aggressività abbinata, però, a una ricerca sempre più convinta dell'atmosfera, del groove, della melodia.
 
A dire il vero, il gruppo non parte sbattendo in faccia le novità, bensì le centellina a dovere in ciascuna traccia, inserendo il cambio di marcia nei frangenti opportuni: tra cannonate thrash, accordature basse e breakdown mai troppo mastodontici, a dettar legge pensano, infatti, le scale epiche degli ultimi Architects e il sound amplificato dei Parkway Drive, con bruscoli di synth distorti disseminati qua e là e una tecnica generale davvero invidiabile. Nascono così brani dall'impatto selvaggio, eppure dai cori e dai refrain estremamente catchy quali "The End Of All We Know", "Pathfinder", "Into Nothing", "Fail Away". Gli arrangiamenti e la produzione, poi, rivestono, l'LP della superficie brillante e moderna che contraddistingue i manufatti all'ultimo grido: a beneficiarne sono specialmente i pezzi che incorporano frattali ambient nella propria struttura ("Ascend", Utopia") e quelli che usufruiscono di insufflazioni heavy dal taglio antico (su tutte "Night Crossing" e il relativo classic solo di Matt Heafy dei Trivium).

Grazie al suo potente dinamismo non scevro di orecchiabilità, "Fracture" sicuramente non lascia indifferenti: anzi, il desiderio di emanciparsi dai cliché del genere conduce i Bleed From Within a ottenere un risultato complessivo privo di reali cali di tensione, tanto sanguigno quanto lucido. Buona la quinta.




01. The End Of All We Know
02. Pathfinder
03. Into Nothing
04. Fall Away
05. Fracture
06. Night Crossing
07. For All To See
08. Ascend
09. Utopia
10. A Depth That No One Dares

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