Pallbearer
Forgotten Days

2020, Nuclear Blast
Doom/Heavy

I Pallbearer si guardano allo specchio e fanno i conti con i loro fantasmi, sviscerando e riversando sul pentagramma emozioni che è arrivato il momento di affrontare.
Recensione di Giampiero Pelusi - Pubblicata in data: 22/10/20

È questione di emozioni la nuova uscita dei Pallbearer, sentimenti che corrompono l'anima, difficili da tirar fuori. Leggeri come foglie secche, opprimenti come macigni sulle spalle. Tutto quel ricettacolo di pensieri vorticosi che il cervello cerca di seppellire nei meandri della mente per andare avanti, per guardare oltre. La sensazione di smarrimento, il dolore fisico e spirituale per una perdita, gli sguardi, le scelte, le cose non dette che rimangono lì, nell'oblio della disperazione.
I Pallbearer si guardano allo specchio e fanno i conti con i loro fantasmi, sviscerando e riversando sul pentagramma emozioni che è arrivato il momento di affrontare.

 

Pubblicato da Nuclear Blast a distanza di tre anni dall'acclamatissimo "Heartless", "Forgotten Days" è il quarto full length della band di Little Rock che prosegue la sua marcia riproponendo gli ottimi elementi che contraddistinguono ormai da otto anni a questa parte la loro natura musicale con delle novità stilistiche che dimostrano perfettamente l'assidua volontà di Campbell e soci di migliorarsi e innovarsi. L'artwork scopre subito le carte in tavola, facendo assaporare il contenuto del disco: un'immagine familiare tenebrosa e di forte impatto ed una palette di colori fredda preannunciano un sentore palpabile di malinconia e angoscia che pervade tutto il lotto.

 

La title track inaugura l'album con un imponente riff d'apertura di stampo sabbathiano e con sonorità che richiamano quelle di "Sorrow And Extinction", dove la componente doom prevale sulle altre. Nonostante ciò, il pezzo sorprende soprattutto per la sua struttura classica, dove un ritornello d'impatto si succede alle strofe, mostrando la volontà dei quattro di essere più diretti e di ammorbidire quello che era un songwriting più laborioso e difficile da assimilare. L'importanza della melodia, esaltata soprattutto nel precedente "Heartless", viene fuori maggiormente in pezzi come "Riverbed" e "Stasis", dove le chitarre si mescolano alla perfezione, generando un rifugio sicuro per la voce calda di Brett Campbell, che riconferma di nuovo le sue qualità con una prestazione certosina. "Silver Wings" invece riprende le influenze e i canoni di scrittura del doom classico: dodici minuti di marcia funebre a passi pachidermici, lenti e decisi, scanditi dai colpi di ride di Mark Lierly, precisi e tormentosi come oscuri rintocchi di campane. Ritroviamo una struttura meno complessa con "The Quicksand Of Existing", secondo singolo estratto dall'album, che nei suoi quattro minuti non genera troppo entusiasmo, ma che con un outro all'acido fenico passa il testimone a "Vengeance & Ruination", altra traccia solida che alterna sferzate di chitarra distorte a arpeggi angosciati. Arriva il momento della struggente "Rite Of Passage", forse il pezzo più emotivo del platter: "Did part of me die while watching you go?", canta dolorosamente Campbell, trapelando l'intenzione di comprendere e affrontare la perdita di un caro a distanza di tempo, quando le ferite fanno meno male e la razionalità travalica l'ossessione. "Caledonia" con il suo andamento cadenzato chiude egregiamente il disco.


I Pallbearer realizzano un ottimo album che dimostra la voglia della band di rimettersi in pista, snaturandosi coraggiosamente in determinati punti. "Forgotten Days" segue la scia del mastodontico "Heartless" e si assesta al suo fianco. È evidente come Campbell e soci vogliano scrollarsi di dosso l'etichetta di band meramente doom metal, discostandosi audacemente dalle regole di songwriting di un genere che va assimilato con calma. E ciò è rimarcato dalla durata delle tracce, sensibilmente ridotta rispetto ai precedenti album e da sonorità più agevoli. Una scelta che potrebbe far storcere il naso ai puristi del doom, ma che invece fa la corte alla miriade di generi che influenza questo disco, dal progressive al post rock, fino ad assaporare lo stoner e la psichedelia.
In definitiva i Pallbearer convincono con un album diretto, più fruibile, ma allo stesso tempo più emotivo. "Forgotten Days" è un ulteriore passo in avanti nella giovane carriera della band dell'Arkansas, che prosegue la sua strada ricercando nuovi espedienti e nuovi orizzonti sonori pur rimanendo ben salda al proprio stile. Se dischi come questo sono tappe di un lungo e tortuoso percorso, si spera vivamente che il traguardo arrivi il più tardi possibile.





01. Forgotten Days
02. Riverbed
03. Stasis
04. Silver Wings
05. The Quicksand Of Existing
06. Vengeance & Ruination
07. Rite Of Passage
08. Caledonia

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