Foreigner
The Best Of Foreigner 4 & More

2014, Frontiers Records
Hard Rock

Recensione di Giulio Beneventi - Pubblicata in data: 28/11/14

Scrivere in maniera imparziale in questo caso è dura. Voglio dire, parti con le migliori intenzioni, mettendo da parte la tua passione da tempo immemore per i Foreigner, ti prepari mentalmente prima dell'ascolto, anzi ti intristisci di riscaldamento un'ulteriore volta per l'assenza di Lou Gramm e dei membri storici e mentre schiacci play inizi a dubitare -ormai di rito (ahimè)- della validità del nuovo prodotto, in questo caso della nuova raccolta live intitolata pomposamente "The Best Of Foreigner 4 & More", sul mercato europeo per la Frontiers Records il 5 dicembre. Ma quando si parte e il "sostituto" Kelly Hansen attacca l'opener "Night Life" non c'è nulla da fare, tantomeno da dire: l'imparzialità va a farsi benedire ed è impossibile non lasciarsi fregare dal nuovo stato di grazia della band. E trascinato dall'entusiasmo, neanche il tempo che arrivino le prime battute di "Urgent" -posta in terza posizione- che già ti sei dimenticato che nell'attuale line-up di vecchia conoscenza ci sia solo il chitarrista e membro fondatore Mick Jones: questo grazie all'egregio e coinvolgente lavoro strumentale degli altri musicisti (sicuramente al livello dei predecessori), quei "forestieri" molto famosi capitanati dal già citato Hansen -in passato frontman degli Hurricane- e ovviamente dall'ex-Dokken Jeff Pilson, in formazione dal 2004.


Come suggerito dal titolo, la parte centrale dell'opera risiede nella reinterpretazione dal vivo di quasi tutte le canzoni di "4" (sono escluse soltanto "Luanne", "I'm Gonna Win" e "Don't Let Go", e vai a capire quali sono i motivi di tale ostracismo), probabilmente il loro (parlo della band al plurale, quando forse dovrei dire semplicemente il "suo", riferendomi al solo Jones, l'unico che ha suonato su quell'album) maggior lavoro, in termini di qualità e di successo commerciale. Alle composizioni di questo acclamato quarto LP del 1981 sono comunque accompagnate le irrinunciabili hits della trentennale carriera come "Hot Blooded" e "Cold As Ice": la raccolta estrapola infatti frammenti di live selezionati dell'ultimo anno che ripercorrono esclusivamente i successoni dei giorni di gloria, di quando i Foreigner dettavano la legge dell'A.O.R più sopraffino targato Eighties insieme a Toto e Survivor (la canzone più recente in scaletta è "Say You Will", del 1987).

 

Certamente la nostalgia dei tempi passati si sentirà sempre -almeno ogni qualvolta uscirà fuori il titolo "4"- ma posso dire per certo che questo è un ottimo modo per consolarsi. Anzi, un nuovo modo per reinterpretarne il significato numerico di intitolazione: "4" come le qualità che la band ancora possiede e che mostra tuttora; 3 sono quelle elencate dal bassista Jeff Pilson, ossia "Great songs, great performances and great production" (e vorrei vedere, in veste di produttore c'è proprio lui) con il quarto elemento che perfeziona la situazione attuale, ossia l'energia inossidabile.
Un'energia esplosiva e grezza, nonostante la tirata a lucido della produzione, che tramortisce e che, soprattutto, ancora impressiona per tutta la durata (di quasi un'ora e venti minuti). E se, per caso, a questo punto non eravate già al tappeto e avete resistito fino alla fine, state pur certi che la splendida e potente versione di "Jukebox Hero" con un potente uppercut finale vi metterà completamente k.o.





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