Finley
Armstrong

2017, Sony Music
Pop-Punk

Recensione di Paolo Spera - Pubblicata in data: 22/10/17

C'è una costante fondamentale che chi sceglie di ascoltare il nuovo lavoro dei Finley merita di conoscere: "Armstrong" è "il segno di un futuro che ritorna". Questa premessa serve a re-introdurre una band che ha accompagnato l'adolescenza dei 20enni di oggi e che è stata in grado di diffondere ad ampio regime il Pop-Punk Italiano all'alba dei primi anni del duemila. Il rientro in scena dei Finley è stato decretato con un lavoro che si identifica come la prima produzione di matrice elettronica attraverso la quale la band interrompe il percorso segnato dai precedenti album per dare vita ad un nuovo ciclo, partendo proprio da uno dei fili conduttori del disco: il suono.

 

Accompagnata da una intro esplosiva, la titletrack apre le danze con potente prepotenza quasi a voler rappresentare il celebre astronauta (guida ispiratrice della band) diretto verso un nuovo viaggio oltre lo spazio più profondo, dominato dall'ampio uso della succitata elettronica che fa da padrona ad un brano figlio delle più recenti sonorità dell'alternative rock statunitense. Una chitarra poco distorta è la struttura portante della seconda traccia dell'album, nonché secondo singolo estratto, "Odio il DJ", caratterizzata da un ritornello detonante, dance e vivace ma da un testo che non lascia certo il segno. Nonostante il passare degli anni, la band non mostra infatti particolare maturazione nelle tematiche delle liriche. Segue "La Fine del Mondo": una delle canzoni migliori dell'album nonché la prima vera ballad del loro ritorno, introdotta da una tastiera e da atmosfere magiche in tipico stile Finley. Probabilmente l'unico brano che più si avvicina alle vecchie sonorità del gruppo, marchio di fabbrica per i fan più devoti. Il viaggio continua tra chitarre funkeggianti, groove di stampo pop e la costante presenza dell'elettronica in "C'è Una Strada" per arrivare poi a metà dell'album con "Benzina Sul Cuore", quinta traccia dell'album, nella quale comincia ad avvertirsi, purtroppo, una strisciante monotonia. Il brano si confonde facilmente tra i precedenti mancando di una propria brillante personalità e sonorità. Come ci ha raccontato il cantante, Pedro, nella nostra intervista, il sesto brano, "Keep Calm And Carry On" rappresenta il brano con maggior tenacia. Scritto infatti nel momento di maggiore sconforto della band ne rappresenta il vitale ed adrenalinico riscatto ma senza conferire particolare novità, ovvero tradendo il maggior difetto di questa produzione.

 

Fortunatamente, le sorprese arrivano quando meno le si aspetta. Bisognava sfuggire a qualche brano non del tutto convincente per giungere all'highlight di "Armstrong". "7 Miliardi" mostra infatti quello in cui i Finley sono più bravi: emozionare. Serve davvero poco per cadere nel banale, ma basta un singolo simile per rendere giustizia al loro ritorno, senza dimenticare però il passato ricordato da una delle tracce in chiusura, "Zombie", carica di atmosfere anni '90 forse troppo prevedibili e stucchevoli.

 

"Il mio segreto" dimostra quindi che il nuovo sound della band, decisamente dipendente dai sintetizzatori, non è poi così male. Anche se il ricorso all'elettronica è essenzialmente spietato, i Finley riescono a varcare, ancora una volta, le soglie dell'estremo pop rock, rivelando gli ingredienti principali del loro upgrade sonoro: attrazione, coraggio e sperimentazione. Il disco si conclude quindi come da tradizione per la band, lasciando un messaggio di speranza che riavvicina alla positività che l'ha comunque pervasa sin dai tempi del debutto. Questo brano racchiude infatti uno dei testi più maturi dei Finley e conclude l'album in presenza (finalmente) di tutti gli strumenti, dando vita al vero suono, "adulto", di Pedro, di Dani, di Ka e di Ivan.

 

Non un nuovo arrivo bensì la partenza per il prossimo viaggio, come Neil Armstrong ha sussurrato alla band prima di partire verso nuovi suoni e verso nuovi inizi.





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