Filth In My Garage
Songs From The Lowest Floor

2017, Argonauta Records
Hardcore Punk

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 08/03/16

Della serie: le apparenze ingannano. "Songs From The Lowest Floor" ti frega con un intro molto shoegaze rock, morbida e ricca di effetti che rendono la malinconica melodia ariosa e più vasta di quello che è - è infatti molto semplice -, quasi in stile Morricone, per poi darti una metaforica sberla dietro la testa che fa quasi male fisicamente.

 

I Filth In My Garage, quintetto bergamasco, decidono di dare un bello shock all'ascoltatore fin dai primi minuti dell'album, il che è un fatto molto positivo. Il mood si definisce subito, e fin dal primo ascolto è palese che questi ragazzi ci sanno fare, ma è meglio non fermarsi al primo giro nello stereo - o computer che sia - e dedicare un po' di "fatica" in più a "Songs From The Lowest Floor" per capirlo appieno.

 

Perchè se ci si concentra un po' di più si scopre che l'album ha più strati di quanto si possa pensare, che è ben più articolato di un disco che è così smaccatamente orientato verso un hardcore punk che si tuffa nel noise rock. C'è un songwriting molto articolato dietro, ben congeniato e suonato in maniera eccelsa.


Tutte queste caratteristiche fortemente positive le si possono ascoltare nei pezzi centrali dell'album, "The Awful Path" e "Red Door" - menzione d'onore anche ad "Owl Feather" - i brani più lunghi e più complessi, specialmente "Red Door", che dimostrano quanto un genere così diretto possa anche essere complesso e stratificato. In questo vengono aiutati dal fatto che non hanno paura di usare, o forse abusare, dell'effettistica soprattutto per la chitarra, le cui tracce diventano incredibilmente massicce nella loro semplicità.

In sostanza i Filth In My Garage danno prova di padroneggiare con maestria dei generi non semplicissimi, e non contenti lo fanno mettendoci quel quid in più che rende "Songs From The Lowest Floor" una suggestiva quando leggermente inquietante immagine mentale a metà strada tra la malinconia e la rabbia adolescenziale, con quel pizzico di schizofrenia che rende tutto ancora più "saporito", se potete passarci il termine più culinario che musicale.





01. Stampede
02. Black And Blue
03. Devil's Shape
04. Greenwitch
05. The Awful Path
06. Red Door
07. The Lowest Floor
08. Owl Feather

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