Enemy Of Reality
Arakhne

2016, FYB Records
Symphonic Metal

Recensione di Riccardo Marchetti - Pubblicata in data: 24/12/16

Si perde nel tempo il mito Arakhne, narrato da Ovidio nelle "Metamorfosi", per l'esattezza nelle nebbie del quarto secolo avanti Cristo e oggi dagli Enemy Of Reality. L'altezzosa mortale fu capace di sfidare Atena in persona - divinità della saggezza ma anche protettrice del lavoro - nel tessere la tela più bella, asserendo che la dea stessa avesse imparato da lei, per poi incappare nell'ira dell'olimpica che la colpì con la spola del suo telaio. La giovane ferita s'impiccò, ma la vendetta del divino non era ancora terminata: Atena la trasformò in un ragno costringendola a tessere per tutto il resto dell'eternità.


Questa è la leggenda che provano a raccontarci questi ragazzi ellenici con il loro symphonic metal, ricco di orchestrazioni senza perdere la velocità del doppio pedale e il graffio delle chitarre. Il tutto si apre con l'intro dal titolo "Martyr", grave e oscuro. Non è il sole di Grecia a darci il benvenuto, ma l'atmosfera tesa e sinistra dell'evento che ci apprestiamo a rivivere: la rabbia della dea e l'audacia della giovane sono qui messe a nudo. Queste sonorità si trascinano fino alla seconda traccia: "Reflected".

 

Con estrema sorpresa, veniamo immediatamente a contatto con il primo special guest: Fabio Lione. Il duetto con la cantante della band, d'impostazione più lirica, è davvero affiatato e ben amalgamato, mentre dietro di loro i musicisti intrecciano una melodia decisa. Segue "Weakness Lies Within", che rallenta il ritmo ma non perde di pathos, evidenziando le capacità vocali della cantante Iliana Tsakiraki. A questo punto quando il gruppo inserisce in scaletta una sferzata non da poco: "Time Immemorial" strizza l'occhio al death metal, voce in growl e batteria incalzante, senza però dimenticare la matrice symphonic. Si giunge dunque a quello che potrebbe essere considerato il miglior pezzo dell'album: "Nouthetisis". L'intro in lingua greca è eseguito a cappella dalla frontwoman. La canzone prosegue amalgamando particolari elementi sinfonici con il puro carattere metal della band. È doveroso menzionare la partecipazione di Jeff Waters , chitarrista e voce degli Annihliator, in questa traccia. Di pregevole fatture è infatti il suo assolo di chittarra: conciso, non troppo lungo ma dannatamente energico. Il ritmo viene mantenuto incalzante con la successiva "Afraid No More", bridge incisivo e ritornello solenne. Si avvicina poi la resa dei conti tra la divinità e la giovane donna: una canzone dal sapore teatrale, quasi recitata dalle due vocalist. Ebbene si, due voci al microfono, anche qui si presenta una collaborazione e l'ospite è la nostrana Chiara Malvestiti, direttamente dai Therion. Lo scontro tra le due protagoniste è ben cadenzato e completamente avvolto dall'orchestra: questa è "Showdown". Dopo la battaglia è la sofferenza a fare da padrona e il pezzo immediatamente successivo ce la fa percepire tutta, si tratta della track numero otto "Taste Of Defeat". Ci si aspetta successivamente che il singolo sia un po' la summa del lavoro di concezione dell'album, una sorta di manifesto di quello che andremo a trovare acquistando l'opera. "In Hiding" svolge perfettamente il suo lavoro: la betteria è ben presente, il rintocco del ritmo della canzone e del tempo che passa nella leggenda, le chitarre e il basso danno corpo e verve al tutto, mentre l'orchestra rende l'atmosfera epica e solenne. Il giro di boa del decimo capitolo è evidenziato da una grande concretezza, diretto ed essenziale, sempre elementi sinfonici e senza troppo fronzoli: si tratta di "I Spare You".


Atena ha emesso la sua sentenza e lanciato la sua condanna: essa non è altro che la maledizione poi descritta nell'ultimo brano, "A Gift of Curse". La vocalist lo interpreta divinamente, soprattutto quando da sfoggio delle sue qualità liriche. Album è senza dubbio una piacevole sorpresa: la band infatti è solamente alla sua seconda realizzazione, ma la qualità è indubbia e il lavoro finale non può che guadagnarne. Un ottimo album, destinato a farsi distinguere non solo nel suo genere di appartenenza. Unica pecca forse la ripetitività di alcuni passaggi, ma l'opera in realtà fila via liscia per tutta la sua durata. In ottimo punto di partenza per una band emergente.





01. Martyr
02. Reflected
03. Weakness Lies Within
04. Time Immemorial
05. Nouthetisis
06. Afraid no more
07. Showdown
08. The Taste Of Defeat
09. In Hiding
10. I Spare Of You
11. A Gift Of Curse

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