Finnr's Cane
Elegy

2018, Prophecy Records
Post Black Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 14/07/18

Forti di uno splendido artwork che ricorda i ritratti del pittore milanese Giuseppe Arcimboldo, ovvero le cosiddette "Teste Composte", soltanto in superficie burlesche, in realtà percorse da una sottile inquietudine teratologica, i canadesi Finnr's Cane, anomala formazione che non prevede l'utilizzo del basso, giungono al terzo disco in studio dopo un paio di lavori di assestamento. L'esordio "Wanderlust" (2011) e il successivo "A Portrait Painted By The Sun" (2013) pescavano a piene mani da Agalloch, Wolves In The Throne Room e In The Woods con pochi scampoli di autenticità; "Elegy" invece vira con flessibile convinzione nei territori della nera fiamma, pur non eliminando le radici cascadian nel songwriting e le disparate suggestioni da cui il gruppo si lascia usualmente avvolgere. La comunione di uomo e natura, il disfacimento alla stregua di ancestrale passo verso la rinascita, il rispetto dell'ecosistema: tematiche che il combo sviluppa in un tessuto musicale finalmente adulto, forse ancora parzialmente debitore dei numi tutelari testé citati, teso però all'indipendenza attraverso la scomposizione dei generi e lo spessore delle liriche. 


Una messe di saturi fraseggi accolgono l'ascoltatore su "Willow", in un clima al tempo stesso oppressivo e solenne; il riff portante assume curvature stoner, prende in prestito pulviscoli  psichedelici, si lancia in una cadenza processionale a chiare tinte doom, nella quale la presenza del violoncello gioca un ruolo fondamentale, mentre lo screaming di The Bard viene via via supportato dai cori dell'ensemble, in un crescendo di veemenza davvero contagioso. Lentezza e maestosità costituiscono dunque le parole d'ordine del frammento d'apertura capace, in un running time di cinque minuti, di dipingere un quadro generale della potenza e dell'eleganza che contraddistinguono le nuove canzoni dell'act nordamericano. Nella title track la ricetta sembra essere più o meno la medesima: tuttavia l'innesto di malinconiche dosi progressive memori degli Opeth di "Orchid" (1995) conferiscono al pezzo una struttura alquanto complessa, con le voci del trio che si uniscono e si armonizzano sino a un radicale mutamento d'atmosfera. Le fitte piroette delle sei corde si trasformano in soavi canti di uccelli, ma si tratta un break di breve durata, spezzato da un urlo acido e agonizzante in stile Tobias Jaschinsky, ex singer dei filosofici Der Weg Einer Freiheit. 


"Strange Sun" rappresenta l'occasione perfetta per riconnettersi a un sound angoscioso, dissonante e dalle contorsioni serpentiformi, impressioni acuite dal martellamento indefesso di The Peasant dietro le pelli: il brano dispiega la propria forza oscura davanti ai nostri occhi e si avverte lo stupore attonito nell'assistere all'emersione di un mostro che i delicati interludi delle tracce precedenti non lasciavano presagire. Al contrario, una gradevole melodia flautata introduce la folkeggiante "Empty City": una dolcezza irrobustita dalle seducenti tastiere di The Slave che "Earthsong", dal taglio post black metal vicino alle battute iniziali dell'album, inghiotte nel mood tenebroso e dilatato che ne caratterizza gli anfratti. "Lacuna" mescola pianoforte e chitarra acustica, oscilla tra caos e luce divina, poi il male travolge l'apparente serenità, con giri elettrici dal pitch acuto e vorticoso che a metà della pista raggiungono l'acme della perfidia, prima che un placido corso torni a bagnare le zolle bruciate dalla fosca combustione. Negli otto minuti di "A Sky Of Violet And Pearl" il tono si acquieta, come se la band fosse in procinto di intonare una litania dal sapore panteistico: un invito a lasciarsi andare e a chiudere gli occhi, cullati dalle malie dell'indefinitezza cosmica.


Sinuoso, mesto, dai passaggi brutali, sovente meditativo: con "Elegy" i Finnr's Cane, a dispetto di una produzione non sempre all'altezza e di una qualità degli arrangiamenti da migliorare, si spogliano dell'etichetta dei semplici mestieranti per indossare la foggia di interpreti oramai alle soglie della maturità artistica. Il mormorio epico dell'Ontario ha trovato i suoi legittimi aedi.





01. Willow
02. Elegy
03. Strange Sun
04. Empty City
05. Earthsong
06. Lacuna
07. A Sky Of Violet And Pearl

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