Earthship
Withered

2014, Pelagic Records
Sludge

Recensione di Lorenzo Zingaretti - Pubblicata in data: 15/09/14

Nel giro di qualche anno quel caro signore che risponde al nome di Robin Staps ha trasformato la Germania nella patria indiscussa del post-metal. C'è riuscito prima grazie al progetto The Ocean, la sua preziosa creatura capace di sfornare dischi eccellenti, poi con la Pelagic Records, casa discografica da lui gestita, che ha messo sotto contratto praticamente tutte le migliori nuove promesse appartenenti al genere e provenienti in larghissima parte dalla nazione che giusto un paio di mesi fa ha vinto i mondiali di calcio. Gli Earthship, coi quali lo stesso Staps ha suonato fino al 2012, fanno ovviamente parte del calderone post e arrivano con “Withered” al terzo fulllength nel giro di pochi anni.

Tra i tanti nomi che vengono assegnati ai sottogeneri metal ho sempre pensato che sludge sia il più adatto: questo perché basta ascoltare l'incipit di “Sanguine”, prima traccia del disco, per ritrovarsi immersi in una pozza di fango dal quale è difficilissimo uscire. Se l'inizio trascina l'ascoltatore nelle sabbie mobili, il seguito lascia un pizzico di respiro e introduce diversi elementi che evitano di appesantire troppo il sound degli Earthship. Ecco allora “Serpent Cult”, in cui fanno capolino le clean vocals (che ve lo dico a fare, non aspettatevi certo cori angelici o ritornelli cantati con l'autotune), un ritmo più sostenuto e un assolo che rimanda vagamente all'hard rock settantiano. In poche parole il gruppo di Jan Oberg gioca a fare i Mastodon, con risultati più che convincenti. Nel corso del disco si avverte un buon bilanciamento tra pezzi upbeat e classiche discese sludge, lente e avvolgenti come genere comanda. I riff sabbathiani aprono così spazio, anche all'interno dello stesso pezzo, a momenti in cui l'anima del gruppo si ripulisce del suo stesso fango grazie all'azzeccato cantato pulito. Un altro esempio degno di nota è l'ottima “Dead Faint”, che mi ha ricordato da vicino un altro gruppo fondamentale della sfera post, i mai troppo osannati Cave In.

Nel complesso il disco scorre molto bene, grazie sia alla varietà a cui si è già accennato che alla durata non eccessiva delle tracce, fattore questo che a dirla tutta può risultare atipico per lo stile di cui gli Earthship fanno parte, ma che aiuta a digerire meglio il prodotto finale. Una nota di merito va spesa per la produzione, ad opera sempre del mastermind Oberg: i suoni delle chitarre sono molto adatti, grassi e saturi come da tradizione sludge-stoner ma al contempo mai impastati e confusi nel mix. In un disco guitar-driven come questo “Withered”, dove i riff si susseguono senza soluzione di continuità (“Emerald Blades” valga come modello), tale fattore è fondamentale per la riuscita del lavoro.

Se siete fan accaniti del genere diviene pressoché obbligatorio dedicare almeno un paio di ascolti all'album, perché di momenti capaci di catturare l'attenzione ce ne sono eccome. Poi si può sempre discutere sull'originalità, che in un mondo come quello post-metal ormai è diventata rara come la neve d'estate, ma se desiderate qualcosa senza troppi fronzoli, che sappia far scuotere la testa e regalare qualche momento melodico mai stucchevole, allora “Withered” fa al caso vostro.



01.Sanguine

02.Serpent Cult

03.The Garden

04.Dead Faint

05.Adrift

06.Throne of Bones

07.Veil of Gloom

08.Lament of Torment

09.Emerald Blades

10.Withered

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