Dropkick Murphys
11 Short Stories Of Pain and Glory

2017, Born & Bred Records
Celtic Punk

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 14/01/17

Storytelling. Arte del raccontare: la più coinvolgente in assoluto, la più funzionale e la più perseguita, dall'editoria alla pittura, dai social network alla musica. E' questo il nostro caso, che combacia con il punto, nella vita di un uomo, o in quella di un gruppo di essi, di guardarsi indietro, di tirare le somme. La motivazione di questa tappa è spesso triplice: ci si guarda indietro per nostalgia, per recuperare uno slancio verso il futuro, o per andare in cerca, nel passato, di alcuni doni, valori, di alcune emozioni di cui si è persa la consistenza.


Di First Class Loser, risse, furti, amori, chitarre rotte, di amicizia e della consistenza che le emozioni che essa circondano, i testi dei Dropkick Murphys, dalla notte dei tempi del loro concepimento - profonde sono le radici della tradizione celtica da cui si erige, barcollante ma pur sempre allegra, la carriera della band-simbolo della Boston che va a dormire quando sorge il sole - sono traboccanti. Assieme a Ted Hutt (già al lavoro con Gaslight Anthem e Old Crow Medicine Show in due produzioni tecnicamente e strutturalmente simili), Al Barr, Tim Brennan, Ken Casey, Jeff DaRosa, Matt Kelly e James Lynch riaprono l'album dei ricordi, per scrivere l'album numero nove della loro carriera. Non si tratta - i più attenti ascoltatori non saranno di certo caduti nell'inganno - di una raccolta di hit, di un best of, o di un'uscita di passaggio, anche se 11 Short Stories Of Pain & Glory incarna fedelmente tutti questi esempi: undici storie, alcune beatamente riportate in Punk, altre costruite sulla base di fatti realmente accaduti, diventano tritolo - nel caso di Blood, e della prima parte di tracklist - o si disciolgono una una nuova, seppur ancorata alla tradizione, dimensione passionale.


"As everyone's lives have become crazier and busier with kids and families, it's gotten harder to buckle down at home. We decided to leave Boston, go down to literally the middle of nowhere and lock ourselves in a room".


Romantici non solo con la propria terra - che in questa occasione lasciano, per andare a registrare in Texas, la prima volta in assoluto - ma anche e specialmente con i ricordi più vivaci di un'adolescenza costruita insieme, i Dropkick Murphys si guardano alle spalle ed omaggiano il percorso che li vede eroi assoluti di un genere così passato, così adatto a diffondersi nel presente, per raccogliere le energie più pure, per un futuro di cui ancora non immaginano la dimensione. Il suono, quello, invece, lo conoscono bene.





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