Draconian
Sovran

2015, Napalm Records
Gothic/Doom

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 29/10/15

Per lasciarsi alle spalle il precedente "A Rose for the Apocalypse" ci sono voluti poco più di 4 anni ed eccolo qui, "Sovran", nuovo inciso dei Draconian. Forse non l'attesa ma la nera poesia, il melodramma, la tragedia musicale sono sempre stati di casa per gli svedesi. Al tipico fan "che vuol esser stupito" verrebbe quasi da pensare che in quattro anni, una band possa essersi messa al lavoro per sfornare l'ennesimo capolavoro, "perchè il tempo ce l'ha avuto". Ma oltre che ridondante e già sentito, il pensiero, risulta del tutto.. banale. Perchè ci si dovrebbe sempre aspettare fantomatici capolavori se basta avere la varietà? Suvvia! Quella sana varietà musicale, abbastanza lontana dall'esser scontata ma non troppo vicina all'esser proclamata miracolo. Perchè nascondersi dietro un dito, quindi? Quella sacrosanta varietà esiste e tiene in vita alcune band alla canna del gas da anni.


Perchè, udite udite, o rustici, "Sovran" non è un capolavoro.
Perchè "Sovran" non è una ciofeca ma neanche ciò che vi aspettereste.
Ha la varietà, buone idee alla base e qualche rischio non preso, è vero.
Ha tutti gli elementi caratteristici della musica degli svedesi ed apporta un cambiamento importante dietro uno dei microfoni della band, dopo l'abbandono della storica vocalist Lisa Johansson. Lei, la sudafricana Heike Langhans è la prima varietà di questo album: mai fuori posto o fuori rotta, incisiva (basta ascoltare "Stellar Tombs" o l'iniziale "Heavy Lies the Crown") e conscia del suo strumento (il consiglio a questo punto è di dare un'occhiata al progetto ISON). Se la sua voce rende variopinto l'intero lavoro, la sua entrata in formazione sembra invece innescare tutti i meccanisimi anti-rischio nei restanti membri. Perchè l'impressione è che "Sovran" non abbia contemplato alcun rischio, in realtà. Forse impaurito, forse ancora scosso dall'importante cambio di line up, sfrutta appieno le sue buone idee ma vuole forse evitare che là fuori qualcuno s'infervori perchè scosso dall'abbandono della Johansson(?). Bando alle ciance però, l'altra varietà di quest'album è in realtà una non-novità. Anders Jacobsson infatti, conferma ancora una volta la sua bravura nell'interpretare le passioni (o le tragedie) viscerali racchiuse nei testi, lasciando quindi tutti quei pseudo-cantanti alle solite, quotidiane gare di rutti.


                                       "I forget how to face the sadness of your eyes.. "


La sintonia e la stessa interpretazione poi sembrano ben più tangibili se affiancate alla voce di Heike. Perchè basta ascoltare entrambi sulla bellissima "Dishearten" per capire che pur non essendo dinanzi ad un capolavoro, i Draconian non sono per nessun motivo alla canna del gas. Se "Sovran" è stato cauto ma non banale, il prossimo capitolo dovrà sicuramente prendere maggior coraggio.





1. Heavy Lies the Crown
2. The Wretched Tide
3. Pale Tortured Blue
4. Stellar Tombs
5. No Lonelier Star
6. Dusk Mariner
7. Dishearten
8. Rivers Between Us
9. The Marriage of Attaris

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