Tribulation
Down Below

2018, Century Media
Extreme Metal / Gothic Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 25/01/18

Immaginate il pallido Nosferatu di Murnau aggirarsi alla luce del sole in una cattedrale abbandonata della Francia del XII secolo, con indosso un mantello color porpora adagiato sul classico soprabito nero e lo sguardo rivolto a San Michele e Satana impegnati a pesare le anime: il passo incerto solleva cumuli di polvere, un rantolo di fatica gli strozza la gola da secoli ormai arsa dal vermiglio plasma di vittime innocenti, sembra quasi per un istante che desideri finalmente liberarsi da una funesta eternità così pesante da tollerare. Una richiesta di pentimento e dissoluzione la cui forza tuttavia non basta a mutare la condizione del triste succhiasangue: l'ombra creata dalle transenne del coro gli restituisce la scarsa energia restante e la notte, dispensatrice di falsa salvezza, soccorre ancora una volta l'anfibia creatura. Il vagabondare continua, tra tormenti interiori, necessarie crudeltà e fantasie di redenzione.

 

I Tribulation giocano con allegorie e sfumature da Romanticismo ottocentesco per istoriare un album che tanto nei temi quanto negli aspetti musicali si inserisce nel filone di un gothic rock moderno irrobustito da patinate dosi di progressive death e calato in atmosfere che si avvalgono di momenti doomy e fascinazioni decadenti. Katatonia, Anathema e Sisters Of Mercy mescolati in un lavoro caratterizzato da brani a velocità contenute e da refrain decisamente catchy, con un'aura d'insieme piuttosto accattivante e un apprezzabile gusto per la contaminazione sonora: sebbene a tratti la band svedese sbandi pericolosamente, insicura sulla rotta da prendere in determinati frangenti, e la perizia esecutiva in talune circostanze non si dimostri di primo livello, il mood tenebroso evocato da "Down Below" non fallisce il bersaglio di trascinare l'ascoltatore nei gironi di una sofferenza in technicolor.

 

Del resto i due chitarristi, ovvero Jonathan Húlten, autore di una cover basata su un acceso contrasto bicolore, e Adaam Zaars, entrambi ex studenti d'arte e ora designer grafici, prestano attenzione ai colori, preferendo dipingere stati d'animo e pennellare visioni, attraverso un sound meno elaborato e più agile rispetto ai toni epici di "The Formulas Of Death" (2013) e ai trip lisergici "The Children Of The Night" (2015). Dischi raffinati e di certo maggiormente coesi, tuttavia meno digeribili anche per via della sostanziosa durata. L'obiettivo di costruire un collage cinematico sintetizzato in quarantasette minuti viene perseguito con grande applicazione: mellotron, pianoforte ed effettistica ecclesiastica, come altresì le pose in charmant makeup cadaverico dei membri del gruppo a corredo della release, completano un quadro di rossastro grigiore.

 

L'opener "The Lament" detta le coordinate generali del platter: in un clima melanconico e dall'allure cimiteriale  il quartetto, guidato dal soffice growl di Johannes Andersson e in balia di spasmi autunnali e cavilli biblico-gnostici, piange la morte della Sapienza avvolgendola in ritornelli ruffianamente attraenti. Rifferama classic metal, dodici corde e sussulti psichedelici marchiano "Nightbound", mentre "Ladydeath" gode di un climax melodico tipico della darkwave degli anni '80, alla pari di "Subterranea", spinta in direzione maggiormente heavy e aperta da una breve introduzione pianistica non lontana dalle soundtrack horror di Claudio Simonetti. L'interludio strumentale di "Purgatorio" anticipa la trascurabile e opaca "Cries From The Underworld", pezzo che, oltre a non deviare dagli stilemi già osservati in precedenza, si ammanta di una verniciatura da Medioevo stereotipato con tanto di campane battenti a morto; al contrario "Lacrimosa", colma di allusioni alla Madonna dolente ai piedi della croce, rappresenta uno degli highlight dell'opus, in virtù di un intrigante amalgama composto da fraseggi memori della scena occult dei seventies, sinistri tappeti d'organo e space synth da periplo oltremondano. Pista singolare, testimoniante l'interesse degli scandinavi per argomenti religiosi, in particolare legati al Cristianesimo, che percorrono, evidenti o sottotraccia, l'intero album; nel frattempo, il flavour gotico di "The World" e la lunga odissea onirica di "Here Be The Dragon" concludono un lotto di teatrale tribolazione

 

Ineguale e seducente, "Down Below" palesa un act disinvolto nell'adoperare abilmente correnti musicali diverse, confezionando con furbizia e mestiere un prodotto gradevole e vaporosamente sferzante: non tutto fila liscio, ma i vampiri hanno sempre un tocco chic.





01. The Lament
02. Nightbound
03. Lady Death
04. Subterranea
05. Purgatorio
06. Cries From The Underworld
07. Lacrimosa
08. The World
09. Here Be Dragons

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