Dotzauer
Deep

2014, Red Sound Records
Post Metal/Ambient

Recensione di Marco Mazza - Pubblicata in data: 24/02/14

Il bassista Sebastiano Pozzobon, il chitarrista Matteo Gasparin e il batterista Nick Rigato sono i membri originari del gruppo trevigiano Dotzauer. Accomunati dalla passione per il post rock, l’ambient e il doom, la band ottiene buoni riscontri già nelle prime esibizioni live. Un percorso iniziato un paio di anni fa che si è ora concretizzato con la pubblicazione del primo album: "Deep".

 
"Deep" esce in doppia versione, cantata e strumentale, ed è un concept incentrato sul certo non originale tema degli abissi e dell’affogamento. La line up è stata allargata con l’ingresso alla voce di Alberto Brunello, le tastiere di Francesco Del Pia e la seconda chitarra di Valerio Zanibellato. Non è difficile descrivere la musica di "Deep", un post metal dalle sfumature ambient in grado di mettere insieme i gusti musicali dei suoi creatori. Ancora più facile è descrivere il primo prodotto della formazione italiana facendo paragoni. Basta ascoltare poche note dell’opener, "Organic Silver", per rendersi conto dell’enorme debito dei Dotzauer verso gli Isis. L’impressione che gli statunitensi siano i principali ispiratori della musica dei veneti trova conferma già nell’episodio successivo, "Water Buries the Skyline", su cui emergono richiami anche ai Pelican. Tracce che scorrono fluide tra accelerazioni violente e aperture melodiche, anche il growl di Brunello ricorda molto quello di Aaron Turner.


Via via che si prosegue nell’ascolto dell’album la formula dalla band diventa più varia e interessante, mostrando tutto quello che è lecito attendersi da un disco del suo genere: frequenti cambi di ritmo, passaggi psichedelici e claustrofobici, squarci ipnotici, aggressive esplosioni e suggestive atmosfere. I Dotzauer allargano le proprie influenze ai Cult of Luna, vedi l’inquietante "Deepster" o l’intro di "Air Hunger", con i suoi ammalianti arpeggi. Ed è sempre in "Air Hunger" che viene usata per la prima volta una voce pulita; l’uso del clean funge contrappeso al consueto growling, relegato però agli ultimi, più rabbiosi, minuti. L’alternanza di stili vocali sarà utilizzata in tutti i brani successivi, tra cui l’ottimo "Shreds of Consciousness", un episodio che presenta più di un richiamo ai Mastodon di "Leviathan" e che raggiunge, nello stupendo vortice sonoro conclusivo, il picco massimo d’intensità e coinvolgimento dell’intera uscita.


Nonostante "Deep" sia solo il primo disco dei Dotzauer, appare già maturo sotto diversi aspetti. Un lavoro curato nei dettagli e dotato di una tracklist che sa variare sapientemente tra i diversi elementi proposti: si lascia ascoltare e riascoltare sempre con piacere. Buona l’idea di far uscire anche una versione solo strumentale che metta maggiormente in risalto gli elementi atmosferici e melodici. Un album che piacerà non poco a tutti quelli che apprezzano gruppi come già citati Isis, Cult of Luna, Pelican o Rosetta. Certo, se si vuole provare a sentire qualcosa di nuovo offre ben pochi spunti d’interesse; da questo punto di vista risulta troppo scontato. Detto questo "Deep" rimane comunque un ottimo debutto per i suoi autori. I Dotzauer dimostrano di avere potenziale, anche se per ora si limitano a percorrere, senza difficoltà, strade già tracciate da altri giganti.





01. Organic Silver
02. Water Buries the Skyline
03. Deepster
04. Air Hunger
05. Shreds of Consciousness
06. When the Soul and the Abyss Wave to Each Other

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