Dorian Sorriaux
Hungry Ghost

2018, Soulseller Records
Folk/Psych Rock

Il "timido" chitarrista dei Blues Pills si apre al pubblico con il suo primo, introspettivo, EP da solista.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 02/07/18

Suonare in una band di successo come i Blues Pills è un po' il sogno di tutti gli amanti del buon vecchio e puro hard rock. Girare il mondo in tour, vendere dischi e rinnovare un genere a cui la musica deve moltissimo può essere davvero appagante di per sé e Dorian Sorriaux, chitarrista della giovane compagine svedese, questo lo sa bene.
 

Arriva sempre però il momento, specialmente quando sei un compositore, in cui la necessità di dare una forma alle proprie idee più intime, di comunicare tutto ciò che non si poteva esternare attraverso meccanismi complessi come quelli che regolano l'equilibrio di un gruppo di un certo livello, bussa alla porta. Questo momento per il chitarrista francese è arrivato presto, in giovanissima età, e si è incarnato in un EP dal nome "Hungry Ghost" e in un artwork a dir poco pittoresco.

 

Cosa serve ad un buon cantautore per parlare direttamente al proprio pubblico? La voce, una chitarra acustica e una solida cultura folk rock possono essere davvero un buon presupposto. E se di quest'ultima caratteristica in Sorriaux potevamo avere qualche indizio, delle prime due sapevamo - rispettivamente - nulla e molto poco. Certo, la maestria dimostrata con la sua iconica SG nei Blues Pills è facilmente ricollegabile ad un certo livello tecnico, ma ora per la prima volta il francese si serve dell'acustica per mettersi più a nudo possibile davanti al proprio pubblico.

 

Come il chitrarrista stesso ha confidato in una nostra intervista, la tradizione di riferimento è chiaramente quella della West Coast e l'ascendente principale su questo disco è senza dubbio quello di Neil Young, riconoscibile come fonte principale di ispirazione fin dalla opener "Huitoto". La voce di Dorian Sorriaux, anche se non tecnicamente al top, si mostra particolarmente adatta nel suo ruolo di drammatica cantastorie, mentre l'atmosfera dei brani si fa via via più cupa nella descrizione dei fantasmi più reconditi della psiche umana, fino alla blueseggiante "Hello My Friend", nella quale il musicista apre totalmente alle sue emozioni.

 

Sicuramente, in conclusione, "Hungry Ghost" racchiude del materiale interessante sotto diversi punti di vista. Il fatto stesso che un artista così apparentemente introverso e silenzioso decida di compiere questo passo e raccontarsi al mondo non può che destare curiosità nei confronti di una nuova direzione, che viene intrapresa con un'inattesa maturità. Certo, c'è margine di miglioramento sotto quasi tutti gli aspetti ma, nel frattempo, questo EP è in grado di fornire poco meno di un quarto d'ora di immersione introspettiva in una nostalgica cornice psych folk, lasciandoci in attesa della prova del palcoscenico, mai banale per un artista che decide di esibirsi da solista con la sua chitarra.





01. Huitoto
02. Hungry Ghost
03. Need To Love
04. Hello My Friend

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