DoomSword
Let The Battle Commence

2003, Dragonheart Records
Epic Metal

Recensione di Federico Mainardi - Pubblicata in data: 31/03/13

Il terzo album dei DoomSword è il loro lavoro più sanguigno, composto quasi esclusivamente da Deathmaster nello stile senza fronzoli del compianto Quorthon, anima dei Bathory ed inventore del viking metal. Eseguito e registrato alla perfezione, “Let The Battle Commence” è tanto granitico da risultare, all’apparenza, il disco più omogeneo della band, ma al di sotto della sua dura scorza di cuoio e metallo ribattuto si rivela il più intriso di pathos. “On the 1st day of November of the year 866, the Danish army of Ivarr Boneless conquered York. This is an apology of one of the few pagan triumphs over Cristians”. Questa l’emblematica dichiarazione di intenti che, stampata nella prima pagina del booklet, introduce al tema dell’album: non semplicistica ed inflazionata apologia del buon paganesimo contrapposto ad un cristianesimo anti-vitalistico, bensì encomio di un evento raro nel medioevo europeo, che non è sfuggito al vorace interesse di Deathmaster per la storia e per quei guerrieri straordinari che furono chiamati vichinghi.

“Heathen Assault” si apre con un arpeggio acustico che richiama subito i Bathory di “Twilights Of The Gods” ed esibisce un Deathmaster notevolmente impratichito, ora in grado di sfoggiare un cantato più robusto ed un’estensione ben maggiore rispetto al disco precedente. Il pezzo è magistralmente giocato sull’alternanza tra parti acustiche e parti elettriche, corrispondenti alle “voci” delle due fazioni in lotta nell’assedio di York: con una tecnica assimilabile a quella cinematografica di campo e controcampo, la chitarra acustica trasporta al cospetto del re Aella di Northumbria, mentre la strumentazione elettrica introduce l’assalitore danese Ragnar Lodbrok coi suoi figli. La musica riesce a suggerisce il misto di apprensione e rassegnazione che attanaglia Aella, così come la fiera esaltazione di Ragnar: l’emotività è enorme. La mischia ha dunque inizio, annunciata dal corno che apre “In The Battlefield”: su una musica variamente cadenzata, che sembra fatta dei suoni stessi della guerra, si dispiega la voce a descrivere l’ebbrezza selvaggia del combattimento, salendo e prolungandosi sul finale del refrain. La qualità cinematografica della musica dei DoomSword è ulteriormente accentuata dai tanti suoni campionati (il metallo stridente delle armi, i corni, lo scrosciare della pioggia) funzionali a tratteggiare ancor più vividamente le scene. Cambio di visuale: in “Woden’s Reign” re Aella contempla malinconicamente l’orda vichinga che lo travolgerà, assimilandola alla morte, ma anche ad un’implacabile bellezza… la musica accompagna quest’atmosfera tesa con l’alternanza di forte e debole, una prassi largamente impiegata nella musica classica e nel jazz ma poco usata nel rock; dei cori ricalcati su quelli del bathoriano “Hammerheart” ed un assolo di ottimo gusto completano questo pezzo intensissimo. Solo chi ha meditato a lungo e con passione su un argomento sa pensarlo da una molteplicità di punti di vista: così nasce “Deathbringer”, il canto rude eppure colmo di umanità di un guerriero che ha partecipato all’assedio e chiede perdono alla donna, mai vista, dell’uomo che ha ucciso. Musicalmente è ancora l’influenza dei Bathory a farsi sentire nelle belle sovraincisioni di chitarra, mentre il background classic metal di Deathmaster emerge nei riff secchi e serrati. Gli stessi riff graffianti danno corpo a “The Siege”, istantanea degli assedianti che finalmente sfondano le mura e marciano in città guidati da Ivar Senz’Ossa. “Blood Eagle”, il pezzo più cupo e doom dell’album, è la truce descrizione del rituale con cui Aella viene giustiziato. “My name will live on”, infine, prospetta il protrarsi dello scontro di civiltà tra paganesimo e cristianesimo destinato a trionfare, analogamente all’indimenticabile “One Road To Asa Bay” in “Hammerheart”. Bellissima la ripresa, i cui vaghi echi black metal ammiccano agli Enslaved di “Frost” (altro disco caro a Deathmaster).

Se col successivo “My Name Will Live On” i DoomSword recupereranno le originarie tematiche fantasy ed un sound più vicino agli stilemi del classic metal, anche grazie ai virtuosismi della chitarra solista, “Let The Battle Commence” rappresenta l’apice della loro infatuazione per il viking metal: è un disco ruvido e potentissimo, dalla pregevole qualità cinematografica e senza un solo calo di tensione; un disco le cui sfaccettature emergono ascolto dopo ascolto, regalando le pulsazioni di una rara intensità emotiva e di una palpabile passione. Un piacere per ogni amante dell’epicità colta.



01. Heathen Assault
02. In The Battlefield
03. Woden's Reign
04. Deathbringer
05. The Siege
06. Blood Eagle
07. My Name Will Live On

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