Delain
Interlude

2013, Napalm Records
Symphonic Metal

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 26/04/13

Certo che la sf...ortuna dei Delain è qualcosa di perfidamente clamoroso ed eclatante. Supportati in pieno da una Roadrunner in profumo di investimento massimo nell'episodio discografico meno entusiasmante della loro carriera ("April Rain"), e per nulla considerati quando - a sorpresa di chiunque, sottoscritto compreso - la band trova un'inedita energia melodica e moderna con lo scorso "We Are The Others", tanto che alcuni Paesi - e l'Italia, ovviamente, è tra questi - non hanno manco visto il disco ufficialmente distribuito nella forma fisica. Certo, bisogna capire tutti i casini a cui la loro ex mini-major è passata nel corso degli ultimi mesi, ma è certo che il trattamento che la band della premiata ditta Westerholt Jr. e Wessels ha subito è di quelli tristemente ingiusti.

 

Poco male, i nostri si sono dati da fare, hanno trovato un deal più che solido con la Napalm Records e, per dimostrare la loro buona fede, tragicamente (again!) sfornano un atto di estrema cattiva fede con "Interlude", meltin' pot impazzito senza capo né coda. Perché gli inediti - due - sono sì meglio di quanto sentito in "April Rain", ma comunque peggio di quanto si ritrova in "We Are The Others", quindi la puzza di avanzo da b-side riciclata la si avverte lo stesso nonostante i buoni risultati. Le cover, quindi, sono scelte con una banalità sconcertante (un'altra "Small Town Boy" in versione goth-symphonic rock? Ma davvero? Qualcuno lo impedisca per legge, per l'amor di Dio. Insieme a "Personal Jesus" dei Depeche Mode, grazie.), ed i live, in questo contesto, non hanno molto senso, e sono solo di mestiere riempitivo, così come i risibili mix dei due singoli dello scorso inciso (probabilmente, non riproponibili a prescindere nella loro forma originale per spinose questioni di diritti internazionali gestiti in modo troppo ambiguo).

 

Risultato finale: "Interlude" mantiene decisamente fede al suo titolo, e quindi si rivela essere un esile intermezzo discretamente ignorabile dall'universo mondo, ad esclusione naturalmente dei fan sfegatati della band che, spinti dalla classica mania di completismo, non potranno fare a meno di acquistare il disco. Anche per loro, tuttavia, si suggerisce un occhio di riguardo all'esborso, perché qui non c'è davvero nulla - musicalmente ed artisticamente parlando - che possa valere una spesa da day one. Uomo avvisato...





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