Of Mice & Men
Defy

2018, Rise Records
Alternative Metal / Metalcore

Nonostante l'abbandono di Austin Carlile, gli Of Mice & Men non sono ancora in grado di trovare la propria strada
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 15/01/18

Avevamo lasciato gli Of Mice & Men nel 2016, con la pubblicazione del non particolarmente ispirato "Cold World". Pur essendo passato poco più di un anno da allora, gli sconvolgimenti all'interno della band (leggi qui la nostra ultima intervista) sono stati diversi, partendo dall'abbandono da parte del frontman Austin Carlile, apparentemente per motivi di salute, fino alle ombre gettate dallo stesso ex cantante, su presunti dissidi con gli altri componenti. Probabilmente non sapremo mai nel dettaglio tutte le reali motivazioni dietro a questo split che, solo dodici mesi fa ha lasciato di sasso i fan della band, ma resta il fatto che gli Of Mice & Men, non ci hanno messo molto a riprendere a comporre e registrare musica, promuovendo anche a voce principale il bassista Aaron Pauley. Il quartetto, successivamente ha pubblicato alcuni brani, che sono andati a confluire nell'ultima fatica della band, "Defy".

 

Partiamo subito affermando che l'assenza di Carlile non si fa sentire quasi per nulla. Pauley è in grado di interpretare sia un cantato melodico che aggressivo, permettendo così alla band di proporre nuovamente diverse delle soluzioni già provate in passato. Ma è proprio qui che giungono le prime note dolenti. Sono molte le pecche di inesperienza che non ci si aspetterebbe da musicisti che da quasi dieci anni si sono affacciati sul panorama mondiale e che vanno quindi a pregiudicare la riuscita della presente release. Anche in questo quinto capitolo discografico, la band non sembra avere le idee troppo chiare sul genere che voglia proporre e l'album risulta complessivamente poco coeso e troppo dispersivo. I passaggi tra pura violenza sonora e melodia sono spesso troppo repentini, anche all'interno della stessa traccia e danno un senso di straniamento nell'ascoltatore, senza riuscire a catturare a fondo l'attenzione.

 

Questo è un peccato anche guardando alle potenzialità dei protagonisti, che, soprattutto nei tratti in cui premono sull'acceleratore, sono in grado di mettere la firma su discreti pezzi alternative metal, come nel caso di "Instincs", uno dei pochi brani in cui le diverse attitudini vengono ben coniugate, riuscendo a sfociare in un brano aggressivo e piacevole. Sulla stessa lunghezza d'onda sono "Unbreakable" e "Forever YDG'n", costruite su elementi molto simili, ma in grado di raggiungere l'obiettivo prefissato. È invece in brani come "Warzone" (inficiata da uno stacco centrale che nulla ha a che vedere con il resto) o "Back To Me" (che prova ad emulare le atmosfere dei Linkin Park senza grandi risultati) che vengono evidenziati i difetti elencati prima. A rimarcare il concetto troviamo la conclusiva "If We Were Ghosts" che, pur essendo una discreta ballata, sembra provenire da un altro lavoro e non si lega con nessuno degli altri pezzi presenti nella tracklist. La caduta più clamorosa si manifesta però con una improbabile cover alternative metal di "Money" dei Pink Floyd, pezzo che viene completamente snaturato e che poteva francamente essere sostituito da un altro brano originale.

 

Tra gli aspetti positivi del lavoro, oltre alla già citata prova vocale di Pauley, è da sottolineare la produzione ad opera di Howard Benson, capace di donare suoni moderni e aggressivi al punto giusto. Rimane comunque troppo poco per una band del loro status che, nel corso della propria carriera, ha accumulato un discreto successo e si è esibita su palchi importanti. Ci auguriamo che in futuro gli Of Mice & Men possano voltare completamente le spalle al passato, scegliendo una delle tante strade da loro percorribili.





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